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SCUOLA/ Ugolini: la vera valutazione non è di destra o di sinistra

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Tutti in piazza (infoPhoto)  Tutti in piazza (infoPhoto)

Alle famiglie, agli stessi studenti, al territorio in cui vivono, ma anche ai contribuenti. Chi ha paura della valutazione ha paura della libertà. Capisco la preoccupazione di fondo di tante obiezioni, cui ho cercato di rispondere nella mia lettera al Corriere. Lo scopo della scuola non può essere arbitrariamente deciso da nessuno. La scuola è un bene di tutti e ha uno scopo: la crescita umana, culturale e professionale dei giovani.

Anziché spingersi a valutare le singole scuole, perché non fare una valutazione «di sistema»?

Perché non basta. Dobbiamo essere preoccupati che tutti i giovani abbiano delle buone scuole, ma ogni studente non è «il sistema», è se stesso e basta. E quindi dobbiamo mettere tutte le scuole nella condizione di lavorare al meglio possibile. Ecco perché ogni scuola deve avere strumenti efficaci per mettersi alla prova. Certo, e su questo sono d’accordo, deve esistere un quadro di riferimento talmente ampio, da non scalfire la libertà di iniziativa. 

Torniamo al miglioramento. Chi stabilisce qual è la ricetta? Il Miur? L’Invalsi?

No, le scuole. Il piano di miglioramento viene predisposto dal nucleo di valutazione esterna, ma solo là dove la singola scuola non è in grado di farlo. La novità di questo Regolamento è che le azioni di miglioramento sono tutte in capo alla singola scuola, che può decidere di farsi aiutare non più soltanto dall’Indire, come indicato nella precedente legge, ma anche «attraverso la collaborazione con università, enti di ricerca, associazioni professionali e culturali». Aggiungerei anche: altre scuole.

Intanto il progetto Vales è in corso di sperimentazione. Cosa può dirci in proposito?

Il progetto Vales coinvolge attualmente 300 scuole. Nasce per mettere a punto strumenti, protocolli, profili professionali necessari a realizzare quanto indicato nell’articolo 6 del Regolamento. Sta andando avanti bene. In più, sono in corso attività di formazione destinata agli 800 dirigenti scolastici di nuova nomina entrati in ruolo il 1° settembre 2012 (selezionati sulla base del concorso indetto dal ministro Gelmini, ndr). Saranno i primi a fare un piano di autovalutazione della loro scuola e a predisporre un piano di miglioramento: come tali sono, diciamo, la «frontiera» del nuovo Regolamento.

Il nuovo Snv ha conseguenze in termini di merito e di retribuzione per i dirigenti scolastici?

Sì, perché il rapporto di autovalutazione, la valutazione esterna e il piano di miglioramento saranno gli strumenti con cui il direttore dell’Ufficio scolastico regionale potrà costruire un contratto ad hoc ad ogni dirigente scolastico e valutarlo, come peraltro previsto dal contratto. Ad oggi, l’unico contratto che prevede un meccanismo premiale è quello da dirigente, ma dal 2001 i premi sono stati dati a tutti indistintamente per il semplice motivo che nessun dirigente è mai stato valutato e nessun direttore di Usr aveva elementi riferiti alle scuole assegnate. In passato si è pensato di premiare gli insegnanti, ma questo non è evidentemente possibile, se lo stato giuridico e il contratto dei docenti conservano il profilo attuale. Si deve invece cominciare dai presidi, figure-chiave in grado di fare la differenza. Un bravo dirigente è la fortuna della sua scuola, uno poco capace, invece, può essere in grado di affossarla.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
15/01/2013 - Valutazione apripista della meritocrazia? (Vincenzo Pascuzzi)

Note e osservazioni: 1) Non mi sono mai posto il problema di classificare a destra o a sinistra la valutazione. E poi perché “vera”?! Però la valutazione con i test Invalsi è di Gelmini, perciò di destra. 2) «Abbiamo a disposizione tutto per avere un sistema educativo di qualità,...». Proprio tutto no. Qualche risorsa economica in più sarebbe necessaria per avvicinarci alle lodate medie europee: + 14 mld (gli 8 tagliati + altri 6). 3) La valutazione è una rappresentazione semplificata della realtà; di per sé, non può migliorare l’esistente. Così come il termometro non scaccia la febbre. 4) La valutazione - tramite Invalsi – si propone come apripista della meritocrazia? È un rischio e un errore. Scrive Giorgio Israel: «un pensiero tecnocratico e manageriale che è all’opera tutti i giorni, nella pretesa di demandare le decisioni a organismi “tecnici” e “competenti”, con risultati spesso desolanti, ma sottratti a contestazione, perché gli organismi di “valutazione” sono fuori controllo, in quanto competenti per definizione» (Meritocrazia e Democrazia, 13.1.2013). Più modestamente, anch’io: «la parolina “merito” risuona quale sicura e rapida scorciatoia per (tentare di) avere per sé il consenso, per appropriarsi della ragione, per giustificare qualsiasi proprio annuncio, provvedimento, iniziativa, cantonata, rinvio, omissione e anche per affermare implicitamente di possederlo, il merito, e di saperlo quindi valutare negli altri» (Merito! Merito! Alalà!, 29.10.2009)