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SCUOLA/ Quei genitori che non "aiutano" più i figli a sbagliare

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In poche parole, le nuove generazioni di mamme e papà tendono ad essere iper-protettive: quanti ragazzi proprio per questo, non riescono ad affrontare e superare le situazioni di paura, di conflitto, di difficoltà? Ogni anno impegno intere giornate a spiegare ai genitori che una insufficienza, anche una bocciatura, non è un dramma infinito, ma un momento che richiede nuova convinzione ed energia positiva. “Nessuno nasce imparato”, ripeteva Totò.

Un recente studio australiano, pubblicato sul giornale scientifico PlosOne ha, per farla in breve, messo in evidenza come i bambini troppo controllati e difesi dai genitori hanno più possibilità di diventare ansiosi in futuro. In questo studio si parla di “genitori-elicottero”, in inglese “helicopter parenting”. Si tratta cioè di quei genitori che, proprio come gli elicotteri, “ronzano” di continuo sopra la testa, sopra la vita dei propri figli. Quindi una presenza, non solo fisica ma soprattutto psicologica, esagerata, tale da perdere il riferimento alle cose veramente essenziali della vita dei figli.

Proviamo a fare una verifica: chi sveglia ogni mattina i propri figli per andare a scuola, perché non arrivino in ritardo? Chi si è accorto che il telefonino è il “cordone ombelicale più lungo del mondo”, come l’ha definito Richard Mullendore? Tutti questi comportamenti, come è ovvio, hanno delle conseguenze. L’eccessivo protezionismo produce ansia, insicurezza, dipendenza; di converso, prima o poi, produce ribellione, ricerca del limite, anche trasgressione. La “giusta misura” invece si chiama “autonomia responsabile”, cammino, cioè, verso la maturazione, quindi il sano protagonismo, il coraggio dei propri talenti, la fiducia in se stessi e nelle mille relazioni.

Quanti genitori a scuola, ad esempio, intervengono oltre misura sui docenti, sulle loro valutazioni e programmazioni? Basterebbe chiedere se, al loro posto di lavoro, sarebbero disposti ad accettare volentieri non sempre giustificate e competenti intromissioni. Se certe cose non vanno, ovviamente, è giusto rilevarle. Ma educare i figli anche alla comprensione di queste complessità, anche alle contraddizioni, non è mai tempo perso.

I genitori sanno, o dovrebbero sapere, che è fondamentale tenere sempre un passo indietro nei confronti dei propri figli. Nel senso di una presenza discreta, non troppo distaccata, ma nemmeno troppo pressante. I ragazzi, cioè, vanno aiutati anche a sbagliare, perché è solo sbagliando, ce lo ripetiamo spesso a scuola, che si impara, che nasce la ricerca del perché dell’errore, e quindi della verità a partire dalla quale l’errore è errore. Vanno aiutati a non avere paura degli imprevisti, dell’ignoto, degli insuccessi. Così maturano più in fretta, nel senso di consapevolezza di sé e degli altri, dei “pari”, cioè delle infinite relazioni.

Ricordo bene, qualche tempo fa, il dibattito in terra americana sulle “mamme-tigri” che spingono i propri figli oltre il limite della competizione con se stessi e con gli altri. Da noi, invece, domina in alcune ricerche la figura del “papà-orsetto”, sempre pronto a lenire, con il proprio calore, la durezza del mondo reale, troppo competitivo.



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COMMENTI
19/01/2013 - Approvo profondamente. Ma vogliamo dirla tutta? (Tiranti Valerio)

L'analisi fatta sull'approccio attuale dei genitori verso i figli e la scuola trova la mia totale approvazione. E' la triste realtà. Cito sempre come esempio: mia mamma a 8 anni, quando tornavo da scuola, mi diceva di mettere l'acqua della pasta sul fuoco. Oggi non facciamo loro toccare i fornelli a 12 anni, eppure sono estremamente più sicuri: ai nostri tempi non c'era l'accensione elettrica né la chiusura del gas automatica. Detto questo, per i genitori che partecipano alle istituzione che accade? Una parte degli insegnanti dialogano e sono disponibili al confronto, ma una grossa fetta ancora mal tollera i genitori, perché in qualche mondo vengono a mettere bocca sul loro operato che, diciamo, non sempre è proprio ineccepibile. Molti di questi insegnanti sono arroccati nel loro ruolo, nei loro metodi, tanto che spesso il dialogo è impossibile. Sottolineo che parlo di una parte e non di tutti, ma la parte marcia, purtroppo, spesso pesa molto di più di quella buona.

 
17/01/2013 - Parere da orsacchiotto (Sergio Palazzi)

Caro Zen, la staffilata finale sui papà plantigradi mi ha colpito dato che io sono abbastanza noto proprio come orso: sia come carattere, sia come aspetto, sia come atteggiamento verso la mia orsacchiotta, che ormai è grandicella ed ha già dei discreti unghioni. Mi sembrano riflessioni molto serie e che sarebbe bene venissero prese in considerazione anche da molti dei genitori che in questi giorni stanno decidendo dove mandare i propri figli, cercando di sopravvivere al dis/orientamento delle scuole medie e alle sirene del "purché-sia-un-liceo", naturalmente il più vicino alla porta di casa. Proibendo così ai figli la sfida di "luoghi meno comuni e più feroci", dove potrebbero iniziare a confrontarsi con la ricchezza del reale un po' prima della maturità.