BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quei genitori che non "aiutano" più i figli a sbagliare

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

A scuola si parla molto, giustamente, degli studenti, delle nuove generazioni, delle nuove domande, di speranze e di valori, etc., cioè di futuro, sapendo bene la gravità del momento. Ma poco si parla dei genitori. Nel senso delle nuove generazioni di genitori.

A parte un certo utilitarismo, cioè la mera richiesta dei voti dei propri figli, i genitori oggi sono i grandi assenti dalla vita della scuola. Solo piccole minoranze vanno oltre i voti in pagella. Guardando il panorama generale, direi che prevale, sul piano formativo, una sorta di delega in bianco, nel senso che si scaricano in troppi casi le proprie responsabilità educative sui docenti e, più in generale, sul sistema scuola. Non tutti, ma tanti sì.

Invece, il vero toccasana di ogni scuola è la loro presenza attiva. Non è un caso che anche il “servizio pubblico” scolastico si debba ripensare in termini di “rendicontazione sociale”. Con nuove attenzioni, nuova governance e nuove risorse. La vera priorità di un Paese che investe sul proprio futuro. Mentre oggi, senza l’aiuto dei genitori, anche finanziario, le scuole potrebbero, quasi, chiudere i battenti, a livello di costi di gestione e di organizzazione. La loro partecipazione alla vita della scuola come “sistema educativo”, quindi, è fondamentale, imprescindibile. Per questo motivo tutte le scuole dovrebbero rendere trasparente, nella forma del “bilancio sociale”, il loro “servizio pubblico”, in relazione alla richiesta di qualità cioè del “servizio” agli studenti e al contesto sociale. Oltre la vecchia autoreferenza, difesa ancora oggi, purtroppo, a livello politico-sindacale: le scuole non sono dei presidi e dei docenti, ma per gli studenti, per il loro futuro.

Ciò che noto, però, soprattutto negli ultimi anni, è un certo cambio di sensibilità verso questa complessità della scuola. In altri termini, troppi genitori si limitano a fare i sindacalisti dei propri figli. Si limitano cioè a richiedere alla scuola una prestazione, più che apprezzare lo sfondo educativo, cioè cosa vuol dire “accompagnare” un giovane alla maturazione personale e sociale.

Lo sappiamo, le famiglie sono su tanti aspetti in crisi. Anzitutto come istituzione, cioè come autorità e autorevolezza, poi come relazione educativa. Lo si vede da quell’aria, in troppi ragazzi e ragazze, di presunta autosufficienza, che preoccupa i loro “vecchi”. E allora la scuola diventa l’ultima spiaggia, l’ultima possibilità per un recupero di dialogo in casa.

Questo fa da pendant al fatto che, in troppi casi, prevale il modello del «genitore-chioccia», causa, ce lo dicono diversi studi, di tante ansie che vengono poi “scaricate” sui propri figli. Quanti genitori, con la propria auto, pretendono di “scaricare” i propri figli davanti al cancello della scuola, quanti protestano perché i figli devono attendere anche 20 minuti un bus, oppure fanno confronti esagerati tra le valutazioni del proprio figlio e quelle di un compagno, invocando la giustizia tradita? Quanti giustificano il ritardo con il traffico, mentre rimangono smarriti di fronte ad una semplice obiezione: “Basta alzarsi prima e partire da casa per tempo”? Non è per tutti così, ma sono sempre troppi.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
19/01/2013 - Approvo profondamente. Ma vogliamo dirla tutta? (Tiranti Valerio)

L'analisi fatta sull'approccio attuale dei genitori verso i figli e la scuola trova la mia totale approvazione. E' la triste realtà. Cito sempre come esempio: mia mamma a 8 anni, quando tornavo da scuola, mi diceva di mettere l'acqua della pasta sul fuoco. Oggi non facciamo loro toccare i fornelli a 12 anni, eppure sono estremamente più sicuri: ai nostri tempi non c'era l'accensione elettrica né la chiusura del gas automatica. Detto questo, per i genitori che partecipano alle istituzione che accade? Una parte degli insegnanti dialogano e sono disponibili al confronto, ma una grossa fetta ancora mal tollera i genitori, perché in qualche mondo vengono a mettere bocca sul loro operato che, diciamo, non sempre è proprio ineccepibile. Molti di questi insegnanti sono arroccati nel loro ruolo, nei loro metodi, tanto che spesso il dialogo è impossibile. Sottolineo che parlo di una parte e non di tutti, ma la parte marcia, purtroppo, spesso pesa molto di più di quella buona.

 
17/01/2013 - Parere da orsacchiotto (Sergio Palazzi)

Caro Zen, la staffilata finale sui papà plantigradi mi ha colpito dato che io sono abbastanza noto proprio come orso: sia come carattere, sia come aspetto, sia come atteggiamento verso la mia orsacchiotta, che ormai è grandicella ed ha già dei discreti unghioni. Mi sembrano riflessioni molto serie e che sarebbe bene venissero prese in considerazione anche da molti dei genitori che in questi giorni stanno decidendo dove mandare i propri figli, cercando di sopravvivere al dis/orientamento delle scuole medie e alle sirene del "purché-sia-un-liceo", naturalmente il più vicino alla porta di casa. Proibendo così ai figli la sfida di "luoghi meno comuni e più feroci", dove potrebbero iniziare a confrontarsi con la ricchezza del reale un po' prima della maturità.