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SCUOLA/ Se lo Stato usa il redditometro per "azzoppare" le paritarie

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Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate (InfoPhoto)  Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate (InfoPhoto)

Per tante altre famiglie, invece (la stragrande maggioranza) pagare una retta di scuola paritaria significa rinunciare ad altri beni, e dunque deprimere altri consumi. Teniamo presente che stiamo parlando della famosa “classe media”, quella che normalmente vive di stipendio fisso, paga tutte le tasse ed è disposta a fare sacrifici per consentire ai figli un futuro migliore. Quali evasori potrà mai scovare, l’Agenzia delle Entrate, in questo bacino di contribuenti? E per quali cifre?

Ci sono poi tanti casi, purtroppo, in cui nonostante tutti gli sforzi e le borse di studio messe a disposizione dagli enti gestori, le famiglie non hanno le risorse per sostenere lo sforzo e l’unica alternativa possibile è la scuola statale. Se le scuole paritarie fossero paritarie fino in fondo, questo non dovrebbe accadere e tutti, davvero tutti, dovrebbero potervi accedere senza difficoltà. Contestualmente, non ci sarebbe un costo della retta da prendere in considerazione ai fini del tenore di vita della famiglia. 

Insomma, alla fine l’aver inserito la voce “istruzione privata” fra gli indicatori di ricchezza del nuovo redditometro per individuare qualche potenziale evasore e recuperare fondi per lo Stato, si risolverà probabilmente nel doverne spendere molti di più per pagare il costo degli allievi delle famiglie che, spaventate dal redditometro stesso e dal rischio di possibili (e sempre fastidiosi!) accertamenti, non iscriveranno più i loro figli nelle scuole non statali. Non dimentichiamo che lo Stato risparmia oltre 6 miliardi di euro l’anno grazie alle paritarie, e che un alunno di scuola primaria statale costa allo Stato oltre 7mila euro, a fronte degli 800 di un alunno di scuola paritaria!

Sorge ancora una volta il sospetto che a monte di questa operazione vi sia, anziché la lotta all’evasione, solo l’antico – e ormai tutto italiano, almeno in Europa − “vizio” ideologico della lotta di classe e del conseguente sospetto verso tutto ciò che non è statale. Si chiama(va) comunismo, ma non si può dire.



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COMMENTI
17/01/2013 - Quando la realtà supera la fantasia (Carlo Cerofolini)

Eppure, nonostante tutto questo e quello che potrebbe di non buono ancora venire, il “sobrio” Monti – che con la sua azione di governo ha per di più solo impoverito l’Italia, contravvenendo così anche alla dottrina sociale della Chiesa – ha goduto ed ancora gode della simpatia e della considerazione di parte sia del mondo cattolico sia delle gerarchie ecclesiastiche. Quando si dice che la realtà supera sempre la fantasia.