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SCUOLA/ Perché la crisi (non) sta cambiando il portafoglio (e la testa) degli studenti

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Di educazione finanziaria e di educazione economica si parla con sempre maggiore insistenza nel nostro paese, si moltiplicano conferenze, iniziative nelle scuole, studi a livello internazionale. Spesso sono utilizzati per valutare la literacy finanziaria i benchmark messi a punto da Annamaria Lusardi, la docente italiana della George Washington University School of Business, e dal suo staff al Financial Literacy Center negli Usa. Le competenze finanziarie di giovani ed adulti, in particolare delle donne, risultano inadeguate in tante parti del mondo. Le istituzioni internazionali come l’Ocse e la Banca mondiale sono particolarmente attive, dal 4 al 6 marzo si tiene ad esempio a New Delhi una conferenza sulla Financial education rivolta all’India e ai paesi asiatici. 

Un quadro di particolare interesse sui giovanissimi verrà dai risultati dell’indagine Ocse-Pisa 2012. Il Gruppo di esperti della Commissione Ocse-Pisa presieduto appunto da Annamaria Lusardi, ha messo a punto le prove sulla financial literacy, che sono state svolte nella scorsa primavera sui quindicenni in 18 paesi, tra cui l’Italia. Per conoscere lo stato di salute della literacy finanziaria dei nostri ragazzi bisognerà però aspettare il rilascio dei risultati dell’Ocse-Pisa, attesi per la fine del 2013. La speranza che la crescita delle competenze finanziarie fosse in grado di attenuare gli effetti socialmente più negativi della perdurante crisi finanziaria non si è purtroppo tradotta in realtà, ma si tratta evidentemente di un lavoro di lunga lena.

Nel frattempo si possono avanzare diverse considerazioni. Guardando ad esempio i dati presentati nei giorni scorsi dell’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia di Telefono Azzurro ed Eurispes, rilanciati dall’Ansa. Le cifre raccontano che sta cadendo quel filtro fondamentale tra i giovani e la realtà economica che è stato costituito, soprattutto per le ragazze (chi scrive ha una figlia), dal ruolo della famiglia. Se infatti i dati dicono che a causa della crisi un terzo dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni sa che deve rinunciare alla paghetta e oltre il 50% di loro che deve spendere meno soldi per uscite (meno 52,6%), vestiti (meno 57,8%) ed addirittura per i cellulari (meno 53,9%), ciò significa che la crisi morde direttamente nella carne dei comportamenti finanziari dei giovani. 

I genitori riescono di meno ad essere la cabina di regia dei comportamenti finanziari dei figli e la famiglia di meno a compensare le scelte dei suoi componenti, nell’ipotesi di dare stabilità ai consumi nel tempo, così come affermato dalle geniali intuizioni del reddito permanente di Milton Friedman e del ciclo vitale di Francesco Modigliani. Che questo filtro cadesse l’avevano auspicato con tutt’altre intenzioni Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi scrivendo il loro Figli & soldi



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COMMENTI
19/01/2013 - Perché Profumo e Castrovilli latitano.... (Franco Labella)

Il pregevole articolo di Castrovilli mette in rilievo, ancora una volta e se ce ne fosse bisogno, quanto sia stata improvvida l'idea realizzata dalla giovane ex-Ministro Gelmini e mantenuta dall'attuale Ministro Profumo di eliminare lo studio del Diritto e dell'Economia nelle scuole superiori italiane "riordinate". Tempo fa una paginata del Sole 24 Ore ed alcune "entusiastiche" iniziative ministeriali (seminari di Tivoli ecc.) a cui era presente come relatore anche Castrovilli annunciavano per giugno (di quale anno non era specificato in effetti) un ddl Profumo sull'Educazione finanziaria. Si sono persi, l'intenzione ed il DDL, nei meandri di Viale Trastevere. Si era indaffarati, con l'essenziale Liceo sportivo dove si studierà Economia dello sport. Per ora dell'Educazione finanziaria se ne occupano, in alcune scuole anche lombarde, pensate un po', le banche del Consorzio Patti Chiari. Che è come affidare a Dracula la gestione di un centro trasfusionale. Ma è perché pure noi, come cantava Carosone, vogliamo fare gli americani (senza la K), solo che lì c'è Occupy Wall Street e noi abbiamo, invece, l'Occupy the school. Si spera che fra le novità del futuro ci siano meno paginate e più concretezza. Soprattutto meno propaganda e consigli per gli acquisti. Giusto per evitare che i nostri studenti ritornino alla "Giornata del Risparmio". Nel ricordo della mia infanzia, qualche decennio fa, era il massimo... Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto ed Economia