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SCUOLA/ Genitori e prof, attenti al pericolo dei "figli senza maestri"

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La struttura reticolare di ipertesti e reti favorisce la frammentazione di contenuti complessi in concetti più semplici, e sempre più sintetici − Twitter docet − agevolando la raccolta soggettiva dei contenuti. I supporti multimediali (immagini, suoni, animazioni…) hanno contribuito ad incrementare il coinvolgimento emotivo dell’utente e ad abbassare l’attentività cognitiva. Queste innovazioni hanno probabilmente messo in crisi l’approccio formativo classico basato sulla distinzione tra i due stili cognitivi: quello visuale-olistico e quello testuale-analitico. E credo che questa crisi abbia investito indistintamente insegnanti e genitori, provocando in qualche misura quel fenomeno noto come  dei «figli senza maestri». Ciò detto, credo che ogni educatore oggi debba impegnarsi ad integrare piuttosto che escludere: sollecitare lo sviluppo di più stili cognitivi piuttosto che preferirne uno solo, moltiplicare i supporti didattici «allenando i giovani all’uso» del classico formato di libro al più innovativo uso dei wiki. Come sempre, educare vuol dire trasmettere qualcosa, ma vuol dire anche essere autorevoli, competenti e mettersi in discussione con senso di responsabilità.

In questo contesto, come possono i genitori aiutare i figli e qual è il loro compito?

Di noma rispondo come un professore «vecchio stampo»: con le regole! Io credo ancora che regole precise, senza essere coercitive, siano utili alla formazione complessiva del bambino prima e dell’adolescente poi. Potrò sembrare anacronistica quando affermo che il rispetto di regole e ruoli è elemento imprescindibile per la nostra crescita e che i genitori devono assolvere alle responsabilità del ruolo, per quanto scomode e faticose.

Il che non vuol dire, dunque, vietare in modo assoluto al bambino questo o quello.

No, infatti. Vuol dire ad esempio definire i confini dell’utilizzo di Internet attraverso la navigazione assistita, oppure pre-fissare un orario limite per i videogiochi. Con la definizione di principi chiari e rigorosamente rispettati il bambino interiorizza una bussola di opportunità e di adeguatezza dei comportamenti che diventerà i suo codice permanente del comportamento adulto. Inoltre credo che questo atteggiamento «severo» di genitori responsabili contribuisca ad aumentare il vissuto di solidarietà e condivisione con i bambini migliorando la fiducia del rapporto.

Esistono, in tenera età, rischi legati ad una preponderanza dell’elemento virtuale? Come si manifestano e quali sono le «contromosse»?

Ad oggi non è facile definire una griglia certa di sintomi-civetta rispetto ad un uso eccessivo della rete. Certamente è sempre utile monitorare cambiamenti nei comportamenti di bambini e adolescenti legati alla distrazione, poca concentrazione, poco interesse per le attività ricreative e per i libri classici, modificazioni di vocabolario e uso del linguaggio. Come ho detto, ai genitori e agli insegnanti consiglierei sempre sorveglianza e attenzione e l’intervento con la condivisione di regole quando necessario. Ad esempio, recenti dati di utilizzo della navigazione in rete di bambini di 7-8 anni indicano che i genitori non controllano la cronologia di navigazione dei propri figli perché non la ritengono pericolosa oppure perché non sanno come farlo. I nuovi media, come tutti gli altri ambiti della vita, richiedono la presenza di codici normativi legati alla fruizione corretta e consapevole.

Finché si arriva all’inevitabile «scontro» con lo studio tradizionale…

A mio modo di vedere l’utilizzo più proficuo dei nuovi media è considerarli un ausilio allo studio tradizionale e all’apprendimento, senza sostituirsi all’impegno personale nell’acquisizione di informazioni e contenuti (contrastando in tal modo effetti ad esempio di depotenziamento della memoria). E infine, pensiamo ai nuovi media come ad un canale privilegiato e rapido per reperire e divulgare informazione, diventando una facilitazione per veicolare creatività e sapere, non per sostituirsi ad essi.



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