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SCUOLA/ Le ragioni di Charles Péguy sono più forti di quelle dell'Invalsi

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A chi tocca valutare la scuola? E, soprattutto, a chi giova? Tutti, nel nostro Paese, hanno una buona ragione per valutarla, se non altro perché, essendo l’istruzione obbligatoria fino al sedicesimo anno di età, ogni italiano è o è stato studente e ha un giudizio sulla sua esperienza scolastica. Molti di essi sono diventati genitori e hanno valutato attentamente le scuole del territorio per iscrivere i loro figli. Si potrebbero aggiungere altre categorie, che avendone più o meno l’autorità e la necessità, esprimono valutazioni sulla scuola (giornalisti e opinionisti, docenti universitari e hr manager, psicologi e sociologi, il ministero dell’istruzione e l’Invalsi...). Ciascuno ha una sua opinione in merito alle singole scuole e alla scuola nel suo complesso, più o meno motivata e supportata da una conoscenza, comunque sempre parziale, di dati. 

Tutti, per valutare, partono però dagli stessi elementi: la conoscenza dei fattori in gioco e la rispondenza di tali fattori all’aspettativa, al senso che attribuiscono a tale istituzione. Non è possibile per l’uomo, in qualsiasi ambito sia chiamato a farlo, esprimere un giudizio di valore senza un’indagine conoscitiva e senza un paragone tra i dati e la sua domanda di senso. La valutazione è infatti un’azione imparentata con quella del giudizio, iudicium, parola derivata dal latino ius, che già in latino copriva un ambito semantico ben più ampio di quello del diritto (nel quale il giudizio si traduce in sentenza di condanna o di assoluzione). Giudizio ha a che fare con buon senso, senno, prudenza, discernimento, criterio, gusto... Giudicare è un atto radicalmente personale, che richiede conoscenza dei dati, capacità di confrontarli e di valutarli in rapporto a un fine, a un senso. Un atto che, implicando un’indagine e un’assunzione di responsabilità nel pronunciare un parere, non può essere meccanicamente svolto da un database o da un’istituzione: non va dimenticato che anche un ministero, un istituto di ricerca, una scuola sono un insieme di persone, non un’entità astratta e impersonale.

Forse il soggetto che in primis ha il dovere di valutare la scuola è però la scuola stessa. Chi fa scuola ha ricevuto l’“incarico” dalla società civile di istruire le giovani generazioni del Paese, introdurle nella sua tradizione culturale, collaborando con le famiglie alla loro educazione. Mission della scuola è infatti, secondo le Indicazioni nazionali, “lo sviluppo armonico e integrale della persona, all’interno dei principi della Costituzione italiana e della tradizione culturale europea... la formazione di ogni persona e la crescita civile e sociale del Paese” (cf. Il paragrafo Scuola, Costituzione e Europa, in Finalità generali delle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, 2012). 



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