BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quei prof che "uccidono" Dante e Leopardi nella culla

Pubblicazione:

Giorgio Caproni (1912-1990) (Immagine d'archivio)  Giorgio Caproni (1912-1990) (Immagine d'archivio)

È necessario allora far piazza pulita di un metodo scolastico di leggere. Provate a chiedere a qualsiasi ragazzo se ha presente canzoni, film, poesie e anche libri da cui si sente descritto, che addirittura lo commuovono: assolutamente sì, non farà fatica a trovarne. Il problema è che rarissimamente qualcuno di loro si è commosso per qualcosa che ha letto a scuola. Che cosa in classe ostruisce questo cuore? Anni sui banchi hanno sortito l’effetto di fargli disimparare un metodo che la natura ci ha comunicato fin da piccolissimi. Maria Michelle ha un anno e mezzo, ma quando ha visto il pesciolino Nemo che ritrovava il padre si è girata e ha abbracciato il suo papà: totalmente dentro una storia altra e così immedesimata da paragonare quella storia con la propria esistenza. Quanti studenti liceali sanno farlo ancora quando leggono Ariosto o Virgilio?

È che molti insegnanti non credono che un testo sia in grado di parlare al cuore di un ragazzo. Il mio maestro ci credeva, e in quarta elementare ci fece imparare a memoria nientemeno che La vergine cuccia di Parini: se ne infischiò di 250 anni di distanza linguistica e dello stile classicheggiante, e io non smetterò di ringraziarlo per avermi fatto decidere, a 9 anni, di iscrivermi a Lettere, semplicemente perché quella poesia era troppo bella. Se invece mi avesse fatto studiare dei paragrafi sull’illuminismo e sulla polemica dell’intellettuale contro la società nobiliare, mi avrebbe fatto ammuffire la letteratura. Anche perché, come osserva Michail Bachtin, «se il significato di un’opera viene ridotto, ad esempio, alla sua funzione nella lotta contro la servitù della gleba (nella scuola media si fa così), quest’opera deve perdere totalmente il suo significato, quando la servitù della gleba e i suoi residui escono dalla scena».

Chi sommerge i testi con troppe informazioni fiacca le energie di uno studente prima ancora che inizi a leggere. Provate a sondare a che capitolo dei Promessi sposi sono arrivati a Natale gli studenti del secondo anno: di un romanzo di 38 capitoli è rarissimo che se ne siano letti 10, e sono pronto a scommettere che nella maggioranza delle classi si sono perse invece settimane a parlare della mamma di Manzoni, del giansenismo, di Walter Scott e del Seicento. Basterebbe un calcolino per capire che se fai 4 capitoli in 3 mesi, è praticamente impossibile leggere i restanti 34 in 5 mesi. 

Prendete una prima: stanno un mese a fare la questione omerica e poi leggono in tutto tre brani dell’Iliade. Ma la questione omerica si può fare in 20-25 secondi: “su Omero non abbiamo certezze: secondo alcuni ha scritto Iliade e Odissea ma di lui non sappiamo altro, quindi leggiamo direttamente Cantami o diva…; secondo altri non è nemmeno esistito, quindi di cosa dovremmo parlare? Leggiamo direttamente Cantami o diva…”. Ho visto ragazzi del primo liceo e anche di prima media entusiasmarsi leggendo integralmente i poemi omerici, ho sentito dire da alcune mamme che mai avevano visto i figli finire così in fretta la cena, e tutto per continuare l’Odissea

Lo so che per tanti insegnanti proporre un testo senza paragrafo è scandaloso come un corpo senza mutande. Per chi è cresciuto all’ombra dello storicismo dei manuali, è un dogma di fede che l’autore è un uomo del suo tempo e dunque va anzitutto inquadrato nel suo contesto. Ed è anche vero, solo che «gli artisti veri», come scrisse Piero Calamandrei a Pavese, «sono del loro tempo e di tutti i tempi»: cioè soprattutto del mio tempo, altrimenti non si capisce perché mai possano interessarmi.

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
24/01/2013 - Così si fa! (Sergio Palazzi)

Grande, grandissimo articolo. Ho amato la letteratura perché me l'hanno insegnata così fin dalle elementari, tranne al biennio dell'IT quando avevo una poveretta che seguiva il libro e tutti i commenti, mesi e mesi per capire cosa combinavano Renzo e Lucia... non so se è un caso, ma era anche l'unico periodo in cui rischiavo l'insufficienza allo scritto, mi uscivano temini striminziti e privi di contenuto. Poi, per fortuna, ho trovato un insegnante di quelli il cui primo scopo era farti leggere gli autori e scrivere liberamente. Ma non vale solo per la letteratura, vale per tutte le cose belle, vitali e coinvolgenti... chimica, per esempio. Qualche giorno fa leggo un tweet di una ragazza, che evidentemente detesta la chimica dopo poche settimane e chiede "a cosa le serve sapere i numeri quantici". Le rispondo: assolutamente a niente. Penso che sarebbe molto meglio far leggere le etichette delle acque in bottiglia e confrontarne il gusto. O capire perché la "colla vinilica" si diluisce con l'acqua e non prende su certi tipi di plastica. Eccetera. Solo una osservazione, quella sullo strappare le pagine dei libri, la scena che non ho mai condiviso del film: guai a strappare le pagine dei libri, che restino a testimonianza. Anche perché quando cominci a strappare non sai mai dove finisci.