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SCUOLA/ Quei prof che "uccidono" Dante e Leopardi nella culla

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Giorgio Caproni (1912-1990) (Immagine d'archivio)  Giorgio Caproni (1912-1990) (Immagine d'archivio)

Siamo pronti a lasciarci sfidare da quello che leggiamo? «I libri seri non istruiscono, interrogano» (Gòmez Dàvila). Non sono cose che hai imparato e che spieghi, come pacchetti ben incartati: le poesie non si sanno, succedono. Vogliamo che i nostri alunni diventino dei bravi ripetitori di paragrafi o che veramente raggiungano queste stracitate “competenze”? cioè che imparino a leggere delle opere letterarie? che scoprano il gusto di leggerle? Smettiamola di interrogare sui paragrafi, strappiamo pure le pagine inutili come nella celebre scena dell’Attimo fuggente, e leggiamo direttamente i versi dei poeti: ci troveremo di fronte alla bellissima difficoltà di capire con la nostra testa cosa stanno dicendo e cosa ci stanno dicendo, senza avere già il discorso pronto, di cercare noi le parole giuste per raccontare una scena, di sentire il ritmo di un’ottava, e magari, mentre leggiamo, a sentirci letti.

«C’era una volta Wordsworth. Poi venne il diluvio di commenti su Wordsworth», osserva amaramente George Steiner: perché «vogliamo con tutte le nostre forze che ci venga risparmiato l’incontro diretto con la ‘vera presenza’»? Anziché indottrinarli e annoiarli, fidiamoci dell’intelligenza dei nostri studenti, che magari scopriranno di saper pensare qualcosa che non ha mai pensato né il libro né l’insegnante né answers.yahoo: «se io ho un libro che pensa per me», scriveva Kant, «io non ho più bisogno di darmi pensiero di me». Ecco la posta in gioco mentre leggiamo: accorgersi di sé.


(1− continua)


 

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COMMENTI
24/01/2013 - Così si fa! (Sergio Palazzi)

Grande, grandissimo articolo. Ho amato la letteratura perché me l'hanno insegnata così fin dalle elementari, tranne al biennio dell'IT quando avevo una poveretta che seguiva il libro e tutti i commenti, mesi e mesi per capire cosa combinavano Renzo e Lucia... non so se è un caso, ma era anche l'unico periodo in cui rischiavo l'insufficienza allo scritto, mi uscivano temini striminziti e privi di contenuto. Poi, per fortuna, ho trovato un insegnante di quelli il cui primo scopo era farti leggere gli autori e scrivere liberamente. Ma non vale solo per la letteratura, vale per tutte le cose belle, vitali e coinvolgenti... chimica, per esempio. Qualche giorno fa leggo un tweet di una ragazza, che evidentemente detesta la chimica dopo poche settimane e chiede "a cosa le serve sapere i numeri quantici". Le rispondo: assolutamente a niente. Penso che sarebbe molto meglio far leggere le etichette delle acque in bottiglia e confrontarne il gusto. O capire perché la "colla vinilica" si diluisce con l'acqua e non prende su certi tipi di plastica. Eccetera. Solo una osservazione, quella sullo strappare le pagine dei libri, la scena che non ho mai condiviso del film: guai a strappare le pagine dei libri, che restino a testimonianza. Anche perché quando cominci a strappare non sai mai dove finisci.