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SCUOLA/ Ecco perché il Papa "benedice" Twitter e Facebook

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Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

Caro direttore,
il mondo della scuola dovrebbe leggere e rileggere il messaggio di Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Lo dovrebbe fare perché questo messaggio, pur rivolto al mondo della comunicazione sociale, porta dentro una sfida educativa che val la pena assumere e rilanciare per il mondo della scuola. 

Qual è la sfida del messaggio del Papa che entra nel merito della problematica squisitamente educativa? Lo si evidenzia già nell'approccio alla problematica delle comunicazioni sociali, là dove il Papa afferma che "se i network sono chiamati a mettere in atto  la loro grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi". 

Qui sta la questione seria della nuova forma di comunicazione che è entrata nella scuola, tra internet e tablet vi è un ingresso travolgente delle nuove tecnologie, e di fronte a questo si sono levati molti allarmi, sembra che gli esiti non debbano essere che riduttivi, per alcuni catastrofici. Il Papa sfida a impostare la questione in modo opposto rispetto a quello con cui lo affronta la mentalità dominante. Al posto di guardare a ciò che si deve temere e a ciò che può ridurre i linguaggi a puro strumento informativo, Benedetto XVI invita a trovare le aperture positive che le nuove forme di comunicazione portano e che dentro la scuola hanno la loro importanza. 

Sono due le aperture che il messaggio del Papa sottolinea e che il mondo della scuola dovrebbe tenere in alta considerazione. La prima è quella già indicata, e cioè che i social network sono una significativa occasione per comunicare se stessi, per plasmare ogni informazione con l'umanità di cui ogni studente è dotato. E' una sfida interessante perché al posto di aver paura dei nuovi strumenti di comunicazione bisogna saperne valorizzare l'occasione che offrono, quella di scandagliare l'umano, di farlo esplodere. 



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