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SCUOLA/ Polito: il "papà-orsetto" e il '68 hanno rovinato i nostri figli

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Secondo me no. La prima domanda da porsi è: che cosa intendo trasmettere, come padre? Noi, padri di oggi, concepiamo ancora la paternità come trasmissione? Anche l’affetto comporta una severità e un rigore. Un padre affettuoso è un padre che ha un’idea della vita e la comunica ai suoi figli con la presenza e con l’esempio. L’affetto non è vuoto, ma pieno di significati. Altrimenti è senza responsabilità.

Lei individua nella crisi del padre la chiave di lettura che spiega i principali problemi del paese. Non è eccessivo?
È una valutazione che lascio al lettore. È vero, da questo punto di vista, che il libro è anomalo; in realtà la prima anomalia è che nel dibattito pubblico italiano la società e l’individuo sono due mondi separati. Ci sforziamo di capire la prima con l’economia e la politica, mentre al secondo riserviamo la cultura; psicologica, filosofica, letteraria. Perdiamo così di vista il fatto che i maggiori problemi della nostra società sono figli di grandi questioni culturali che nascono nella famiglia, nel rapporto tra genitori e figli. Attribuiamo la colpa o il merito di quello che non va o che funziona a entità superiori come lo Stato, il governo, la politica, dimenticando che l’Italia è fatta a nostra immagine e somiglianza.

Anche lei definisce i giovani come bamboccioni.
Si continua a dire che i nostri giovani stanno i casa troppo a lungo perché non hanno soldi per essere autosufficienti, ma ci sono dati che dimostrano che più alto è il reddito della famiglia di appartenenza, più è difficile che i figli taglino il cordone ombelicale. Vuol dire allora che il problema è culturale prima che economico. Negli Stati Uniti gli italoamericani sono più bamboccioni di tutti gli altri gruppi etnici.

È colpa dei papà se non siamo una società del merito?
In Italia i padri sono i primi sindacalisti dei propri figli. Dedico un capitolo al tema delle raccomandazioni o a quello della tolleranza verso atteggiamenti scorretti come il copiare a scuola: nel padre di oggi c’è la convinzione che siccome tutti imbrogliano, anche suo figlio ha il diritto di fare qualcosa che non è corretto pur di ristabilire una condizione di parità! Ovvero: «non è colpa mia, ma gli altri lo fanno e quindi lo faccio anch’io». In una società dove il merito è stimato, come negli Usa, se gli studenti si vedono scavalcati da uno che copia sono loro stessi a protestare; in Italia è legittimo copiare perfino all’esame di maturità. Lo ha detto il Consiglio di Stato.

Quali effetti ha, sull’ingresso nel mondo del lavoro, la mentalità iperprotettiva che lei denuncia?



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COMMENTI
28/01/2013 - Il titolo del prossimo libro di Polito (Franco Labella)

Insomma un altro guaio di questo benedetto 68. Che non è accaduto solo in Italia ma solo in Italia ha prodotto gli effetti ipotizzati da Polito. Suggerisco ambito e titolo della prossima fatica di saggista di Polito: Ambito ed effetti, nel medio e nel lungo periodo, del 68 in Europa e nel mondo. Vista la particolarità della giornata suggerisco di tener presente la dimensione storica. Non vorrei che pure ieri venisse messo in conto al 68. Perché se no il prossimo libro di Polito rischia di pesare parecchio. Di passata: Martone, che pare sia stato l'origine dello spunto creativo non mi pare che sia esattamente un modello "americano" di fatto da sé. C'avrà pensato Polito quando pensava all'America, al famoso merito ed ai bamboccioni? Quanto poi al Consiglio di Stato ed al copiare: è troppo chiedere ad un giornalista del livello di Polito di non adeguarsi, proprio perché fa una intervista, allo stile imperante di citare senza fornire elementi di analisi e riflessione? In questo Polito è decisamente poco sessantottino. Per sua e nostra sfortuna. Sorvolo, perciò, sulla sua personale interpretazione dell'art. 4 C.