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SCUOLA/ Polito: il "papà-orsetto" e il '68 hanno rovinato i nostri figli

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Innazitutto, il 38% dei giovani italiani trovano lavoro attraverso la famiglia, mediante raccomandazioni e conoscenze. Poi non è vero che i nostri giovani siano più disoccupati degli altri. Quando si dice che c’è un 33% di giovani disoccupati, non ci si riferisce all’insieme di chi non lavora ma alla popolazione attiva in quella determinata fascia di età, pari a circa il 25%. Quel 33 di conseguenza, essendo relativo a un 25%, si ridimensiona di molto, anzi è in linea con i numeri pre-crisi. Il vero problema non sono i giovani che non trovano lavoro, ma quelli che non lo cercano. I dati dicono che i paesi in cui è più alto il risparmio familiare e più basso il numero dei figli, sono quelli dove i figli ritardano di più l’ingresso nel mondo del lavoro. Aspettano, insomma, tempi migliori, e intanto rimangono in famiglia. Questo è molto più grave, perché vuol dire non aver ragioni per alzarsi la mattina.

Si può imparare di nuovo ad essere padri, recuperare la saggezza che è andata perduta?
Di sicuro gli appelli alla responsabilità non servono a nulla. Io credo che la cosa più importante da fare sia rimettere in gioco noi stessi: provare a verificare quanto il nostro modo di concepire la vita è interessante per i nostri figli, sfidarli, opporsi se necessario; ma non fare il muro di gomma, che è frustrante, perché uno vi sbatte contro sempre invano. Non è vero che i figli hanno sempre ragione. Il coraggio delle nostre idee è il miglior antidoto al pessimismo e alla rassegnazione, loro e nostra.

Scartato il «sindacalismo», resta l’autorità.
Ma se vogliamo essere padri credibili, dobbiamo stare con loro, dedicar loro il nostro tempo. È come con i compiti a casa: farli al posto loro è sbagliato, ugualmente non serve a nulla pretendere che il nostro comando li inchiodi alla sedia. Questo ogni genitore lo può capire. Se invece ci sediamo al loro fianco, capiranno che quello che stanno facendo ha un valore. Con i figli occorre starci, starci e ancora starci.




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COMMENTI
28/01/2013 - Il titolo del prossimo libro di Polito (Franco Labella)

Insomma un altro guaio di questo benedetto 68. Che non è accaduto solo in Italia ma solo in Italia ha prodotto gli effetti ipotizzati da Polito. Suggerisco ambito e titolo della prossima fatica di saggista di Polito: Ambito ed effetti, nel medio e nel lungo periodo, del 68 in Europa e nel mondo. Vista la particolarità della giornata suggerisco di tener presente la dimensione storica. Non vorrei che pure ieri venisse messo in conto al 68. Perché se no il prossimo libro di Polito rischia di pesare parecchio. Di passata: Martone, che pare sia stato l'origine dello spunto creativo non mi pare che sia esattamente un modello "americano" di fatto da sé. C'avrà pensato Polito quando pensava all'America, al famoso merito ed ai bamboccioni? Quanto poi al Consiglio di Stato ed al copiare: è troppo chiedere ad un giornalista del livello di Polito di non adeguarsi, proprio perché fa una intervista, allo stile imperante di citare senza fornire elementi di analisi e riflessione? In questo Polito è decisamente poco sessantottino. Per sua e nostra sfortuna. Sorvolo, perciò, sulla sua personale interpretazione dell'art. 4 C.