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SCUOLA/ Un prof: si può prendere una 13enne a pugni e calci e noi non fare nulla?

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Siamo molto “umani”, molto capaci di identificare il ragazzo in difficoltà, quello che ha problemi familiari, quello che ha problemi col mondo intero. Benissimo. Ma non sappiamo interpretare e gestire il bullo, lo spavaldo, quello sicuro di sé (apparentemente sicuro di sé), quello che si sente più degli altri, quello che col proprio atteggiamento è capace di rovinare un’intera classe. Di solito stiamo dalla parte di quelli “svegli”, di quelli “simpatici”, quelli dalla “forte personalità”, e guardiamo come un po’ sfigati quelli che stanno silenziosi al posto loro, che si comportano correttamente, che lavorano sempre e fanno tutto da soli, senza ricorrere ai mezzucci dei furbi. E non ci rendiamo conto che, nei confronti di costoro, quelli “svegli” attuano di continuo un bullismo subdolo e asfissiante, che passa per battutine, punzecchiature, emarginazione di fatto. Ultimamente si abusa di Facebook per attuare quest’aggressione. Quanti si sono ritrovati messi alla berlina sulla pubblica piazza virtuale? Parlo di casi che conosco, non per sentito dire.

In questi casi si dovrebbe intervenire, richiamare, educare, sottolineare valori e disvalori. Con forza, con vigore estremo, con decisione, mettendo in atto misure che diano l’esempio a tutti, che siano significative. Lo facciamo? E come possiamo farlo, se spesso nemmeno vediamo? Se le cose ci arrivano addosso come fulmini a ciel sereno? Se uno studente è capace di soffrire per un anno intero una condizione di emarginazione all’interno della sua classe, senza che nessuno dei docenti se ne sia reso conto e abbia fatto qualcosa di concreto per aiutarlo? Se chi subisce questo tipo di violenza... “beh, è anche un po’ colpa sua... «si svegliasse un pochino!»”? Se, insomma, non abbiamo chiaro il punto d’arrivo del nostro lavoro? Se non condividiamo affatto (è triste dirlo, ma è la verità) un ideale educativo? Se anche quando vorremmo intervenire, un malato ipergarantismo ci lega di fatto le mani, ci mette di fronte a cavilli burocratici e a disposizioni di legge e addirittura di tutela della privacy che di fatto paralizzano ogni nostra possibile azione? Se le famiglie stesse dei nostri studenti non sono più capaci di educare, anzi, diseducano i figli e avallano il peggio del peggio?

Mi viene sempre da chiedermelo, quando la cronaca ci mette davanti al male che cova, cresce ed esplode nelle nostre aule, anche quelle apparentemente tranquille...

 



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COMMENTI
26/01/2013 - Si può e guai a fare diversamente! (sergio bianchini)

Caro Prof., si può stuprare una donna incinta ed il giorno dopo essere ai domiciliari a due passi da quella donna? In un mondo così è ovvio che la scuola si degradi di conseguenza e venga visto come un matto chi vuole fare qualcosa. Ma il nostro mondo è diventato così per colpa di tutti noi che continuiamo a fare la gara di chi spara l'utopia più grossa senza tener conto della realtà. Come si fa a bocciare un alunno che non sa l'italiano se uno straniero appena giunto in italia viene messo senza prova alcuna nella classe dei pari età? Perciò tutti i nostalgici della scuola rigorosa fanno pena perché non è possibile una scuola rigorosa in un mondo che noi continuiamo a volere ingovernato. Comunque auguri e saluti