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SCUOLA/ Elezioni, 5 domande a Berlusconi, Monti e Bersani

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Allora, se un soggetto dentro la scuola in qualche modo esiste, forte della consapevolezza della dignità e dell’importanza del proprio ruolo, perché non tenerne conto? 

Ci sembra che nei programmi elettorali il riferimento a questa prospettiva di volere affidare la scuola a chi la sta facendo (al di là dei richiami all’autonomia scolastica o alla funzione sociale dei docenti, perduta e dunque da riconquistare) sia del tutto assente.  

Nessun cenno nemmeno alle vicende relative al percorso transitorio di Tfa che vede impegnati attualmente 20mila giovani insegnanti; nulla sul Tfa speciale e nemmeno su come si intende proseguire o meno sulla strada della formazione iniziale, una volta acquisiti (ma lo sono per tutti?) la separazione dell’abilitazione dal reclutamento e dunque il superamento delle graduatorie ad esaurimento. Fattori, questi ultimi, di fondamentale importanza politico/culturale anche per determinare il futuro sistema di reclutamento del personale docente (altro tema sottaciuto). 

L’agenda per la scuola è in gran parte da riscrivere, ci pare, a partire da questi interrogativi urgenti:

− Come si intende ampliare l’autonomia scolastica? Non è giunto il tempo di realizzare, accanto a quella funzionale, un’autonomia sostanziale anche giuridica e finanziaria delle scuole che le metta nella condizione di ricevere direttamente risorse e di essere valutate per come le gestiscono (a nostro avviso anche con benefiche ricadute sulla riduzione dei costi)?

− Come si intende intervenire nel breve periodo sul Tfa ovviando i numerosi problemi di sfilacciamento tra Miur, scuole e università? Come si intende proseguire con il Tfa ordinario e con quello speciale? 

− Quale nuovo sistema di reclutamento del personale docente si vuole introdurre in Italia? A chi mettere in mano la macchina delle assunzioni? Le scuole potranno avere voce in capitolo sulla base dei rispettivi piani dell’offerta formativa che esigono in molti casi personale specifico e non generico?

− In che modo si intende procedere alla valorizzazione del docente professionista? Bastano misure incentivanti a premiare i migliori o è necessario introdurre una carriera professionale degna di tale nome?

− Come valutare le scuole e i dirigenti senza mortificare le leadership educative? 

Non vorremmo che questi punti che fanno della scuola e della professione docente beni comuni da incrementare per la maturazione di tutta la società scadessero a elementi secondari, la cui soluzione è rinviabile all’infinito. Essi al contrario rappresentano una sfida posta ad una politica viva e interessata all’oggi, in grado di leggere il presente senza annegarlo nelle formule vuote. 

 



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