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SCUOLA/ Bertagna: come sceglierla? 5 suggerimenti a famiglie e studenti

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3. Nella società globalizzata, della conoscenza e delle nuove tecnologie non esiste più un’età della vita nella quale si imparerebbero le conoscenze generali e un’altra, successiva, nella quale si imparerebbero quelle specifiche o professionali; nella quale formazione e lavoro, scuola e impresa, elaborazione concettuale e produzione materiale sarebbero e resterebbero momenti separati rispettivamente in due tempi e in due luoghi tra loro estranei. Infatti, poiché nell’arco dei prossimi decenni, ogni «lavoratore» cambierà da 10 a 20 lavori/aziende (se non vuole essere espulso dal mercato) e poiché,  se riuscirà a svolgere sempre la stessa professione, pur in luoghi diversi, dovrà sapere che essa, per restare competitiva, si modificherà ogni 5 anni a tal punto, per complessità strutturale, modalità di esecuzione e contesto di esercizio, da palesarsi ogni volta come un mestiere diverso, famiglie e studenti, ma certo ancor più i docenti, devono essere aiutati a capire la natura autolesionistica del paradigma formativo separatista. Ormai si deve studiare e lavorare, lavorare e studiare per l’intero arco della vita.   

4. Chi immagina possibile una società popolata soltanto da cantautori, stilisti, artisti, architetti, professori universitari, banchieri ecc. senza camionisti, panettieri, cementisti, parrucchieri, stallieri, operai, artigiani e simili è già stato, ma ancora di più sarà, disilluso dalla storia. Una società di «quaternario» e «terziario» snobistici senza «bravi» addetti al «secondario» non esiste. Se esiste, dura di sicuro poco una società che ritenga possibile reclutare gli addetti ad agricoltura, artigianato e industria soprattutto tra non qualificati descolarizzati, immigrati o «nuovi schiavi». In realtà, solo il contrario garantisce il futuro: tutti «bravi» nel fare «bene» ciò che si fa, tutti allo stesso tempo nella condizione di  «elevarsi» professionalmente (art. 35, comma 2 della Costituzione) o cambiando mestiere o imparando a «fare meglio» e a «crescere in ruolo e responsabilità» in ciò che si fa. Questa la vera mobilità sociale che, purtroppo, negli ultimi quarant’anni il sistema scolastico non è più stato in grado di favorire.  

5. Intanto si prenda atto di un dato: il 40% di chi prende una qualifica o un diploma dell’istruzione e formazione professionale della Regione Lombardia ha già un posto di lavoro prima di concludere; la restante percentuale lo ottiene entro quattro-otto mesi. Chi ha una laurea che non sia medicina (da decenni interdetta a tanti bravi e motivati candidati da un numero chiuso determinato con risposte a stravaganti quiz da lotteria Italia) non solo ha un posto di lavoro prima di finire, ma in alcuni casi raddoppia e in altri triplica i tempi di entrata nel mondo del lavoro. 

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