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SCUOLA/ Monti: nessun taglio delle vacanze. Bersani: ristrutturiamo le aule e diamo lavoro

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Non ci sarà nessun taglio delle vacanze scolastiche. Lo ha precisato il premier Monti, scrivendo su Twitter: «Ma chi ha mai parlato di taglio delle vacanze scolastiche??? Abbiamo proposte sulla scuola», sottolinea il premier, nell'Agenda Monti. Aveva destato non poche polemiche la proposta che per come era trapelata sembrava volesse limitare a soli 30 giorni le vacanze, facendo scatenare l’ira dei sindacati. Poi, è stato precisato come la bozza ideata dagli economisti che stanno lavorando alla stesura del programma di Scelta civica, la lista guidata da Monti, prevede la possibilità di consentire alla famiglie, e specialmente ai genitori lavoratori, di avvalersi di servizi realizzati dalle scuole in cui vanno i loro figli anche nel periodo estivo. «Questa misura non vuole andare ad aggravare il lavoro degli insegnanti, ma modernizzare un sistema che penalizza i genitori lavoratori. Le attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità possono trovare più spazio se la scuola rimane aperta per 11 mesi l'anno, incoraggiando ogni istituto ad essere autonomo nella scelta dell'impiego per il tempo in piu», era stato scritto dal team del prof. della Bocconi, Scontata la reazione dei sindacati, che si sono deti contrari a prescindere all’ipotesi. In ogni caso, la polemica è stata riattizzata dal segretario del Partito democratico e leader della coalizione di centrosinistra, Pierluigi Bersani, che ha invitato Monti a non incantare gli italiani con promesse irrisorie, ma a considerare anzitutto i problemi pi immediati e concreti. «Prima di parlare di allungare o accorciare vacanze estive, teniamo le scuole aperte tutto il giorno per attività didattiche. Le scuole devono stare in piedi. Per questo allentare Patto Stabilità sui Comuni per un grande piano di piccole opere locali», ha spiegato Bersani, precisando che occorre, una volta derogato dal patto di stabilità, prevedere opere di mantenimento e di ristrutturazione degli edifici e delle strutture scolastiche in modo da poter, oltretutto, secondo la più tradizionale delle impostazioni keynesiane, «dare un po’ di lavoro in giro».



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