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SCUOLA/ La bozza sul reclutamento? Il centralismo è al lavoro, ecco come

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Questa domanda, cui il ddl 953 originario rispondeva affidando a reti di scuole l’indizione di concorsi a cattedra, è stata cancellata dalla formulazione finale del ddl 953, poi comunque definitivamente affondato dal Pd al Senato. Perciò, coerentemente e senza colpe proprie, la bozza qui esaminata non la prevede neppure. Così, la latitanza della ragione politica rigenera sempre di nuovo i mostri burocratici del centralismo inefficiente e inefficace. Il risultato certo è che selezioneremo persone perfettamente a conoscenza di ciò che devono insegnare, ma le cui capacità di insegnare, di educare, di collaborare con i colleghi, di parlare con i genitori e con l’intera comunità circostante continueranno a risiedere nel noumeno. Le sperimenteranno i ragazzi – ma anche i docenti − sulla propria pelle. 

Del resto, è ciò che è accaduto finora a tutte le generazioni di insegnanti fin qui succedutesi. E, infatti, i risultati sono lì da vedere. Si dirà: niente paura! È solo una bozza, destinata al cestino. Ahinoi, no! Perché i prodotti dell’apparato ministeriale, in cui si deposita una sapienza amministrativa ormai secolare, fanno i loro percorsi carsici e appena possono riemergono nella corrente del fiume, pronti ad approdare sulla scrivania del prossimo ignaro, Dio non voglia!, ministro dell’Istruzione. In ogni caso, già si fissano le date: il primo concorso è indetto dalla Bozza entro il 31 dicembre 2013 sui posti disponibili per il biennio 2015/2016 – 2016/2017. Il secondo concorso è indetto entro il 31 dicembre 2016 sui posti disponibili per il biennio 2017/2018 – 2018/2019. Saremmo già oltre la prossima legislatura, nell’ipotesi che durasse cinque anni.



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COMMENTI
15/01/2013 - magari, sarà mai possibile? (giulia sidoti)

Sarebbe l'unica soluzione per cambiare la nazione: svecchiare tutto, attuare quanto dice Cominelli; fare tabula rasa di quanto oggi vige nella scuola. Sarei molto felice e mi reputerei una "professionista" fortunata se le cose potessero, in breve tempo, divenire come lui indica. Insegnare è un'"arte" difficile, per pochi, invece l'hanno resa un "mestiere " per tanti, un "ventisette" per tutti. Se venissero realmente valutate le competenze e le reali predisposizioni all'insegnamento, credo che resteremmo in pochi. Vorrei che così fosse. Mi trovo a condividere un destino che non mi appartiene poichè lavoro con apostoli dormienti, perchè anch'io grido da sola nel deserto. La categoria non esiste, i sindacati sono altro, lo Stato ci schiaccia. Qual è, allora, l'unica via, giusta e legale, per cambiare le cose?