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SCUOLA/ Un gruppo di prof: diciamo no alla sanatoria del Tfa speciale

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Quest’anno la storia si ripropone. Nonostante la recente sospensione del parere del Consiglio di Stato, chiamato a concedere il nulla osta alla modifica del DM 249/2010, il quale sottolinea la difficile conciliazione dei docenti di ruolo in esubero con il previsto folto numero di abilitati tramite i corsi riservati; nonostante la recente caduta del governo, la principale preoccupazione del Miur e delle commissioni parlamentari sembra essere quella di approvare i Tfa speciali, provvedimento di natura essenzialmente politica, anche a camere sciolte. Alla luce di tutto ciò, l’illuso aspirante docente che crede ancora che la scuola sia il naturale albergo del merito, stordito tra il confuso rimbombo del “largo ai giovani” e del “mettiti in fila”, capirà che per diventare un docente a pieno titolo, in Italia, non contano né il sapere, né il saper fare. Gli basterà fare una lucida autoanalisi e scoprire a quale delle quattro seguenti categorie appartiene:

1. se è un docente con almeno tre anni di servizio, non ha voglia di sottoporsi alle selezioni o magari non le ha mai superate, non avrà nulla di che preoccuparsi: potrà comunque abilitarsi, scavalcare chi ha vinto il Tfa ordinario e avere la sicurezza di continuare a lavorare. Non solo: potrà avere anche un bell’avanzamento di carriera, perché gli basterà aver lavorato anche poche ore a settimana nelle elementari, sul sostegno o in una scuola paritaria per vedersi promosso ad insegnante di latino o chimica alle superiori.

2. Se invece possiede quell’anzianità di servizio ma si è comunque sottoposto alle selezioni superandole, forse continuerà a lavorare, ma dovrà vedersela con la foltissima schiera dei suoi pari che hanno aspettato il condono. La sua scelta legittima di dimostrare la sua preparazione non lo avvantaggerà, ma sarà valutato allo stesso modo del collega che è stato bocciato a tutte le selezioni.

3. Se sfortunatamente non possiede tale anzianità (perché si è laureato negli ultimi 4 anni, cioè quelli del vuoto normativo sulle abilitazioni e dei tagli che hanno impedito agli ultimi arrivati di maturare un congruo punteggio, o semplicemente perché ha scelto di inserirsi nella graduatoria della provincia “sbagliata”), allora dovrà necessariamente rientrare nel numero chiuso del Tfa ordinario e dopo un anno di tirocinio gratuito, esami e tesi finale (per la modica somma di 2.500-3.000 euro circa più spese), molto probabilmente i sacrifici per conseguire l’abilitazione saranno vani, poiché si ritroverà davanti in graduatoria un numero di docenti di gran lunga superiore al fabbisogno previsto.

4. Se invece si tratta di un neolaureato, o se lo sarà nei prossimi dieci anni, allora farà bene a cambiare strada: anche lui, ovviamente, dovrà rientrare nel numero chiuso, ma una volta inserito in graduatoria, senza alcun servizio, non avrà alcuna possibilità di lavorare, poiché gli  aventi diritto al Tfa speciale sono circa 100mila e molti di loro vantano un decennio di punteggio, senza contare che si vocifera di un ulteriore ampliamento della platea a coloro che hanno solo 360 giorni di supplenze.

Lungi dal ritenere che chiunque non abbia svolto o superato un test sia un cattivo docente, appaiono tuttavia chiari l’abuso del concetto di “diritto acquisito” e l’assoluta illogicità della contemporanea presenza di due percorsi per il conseguimento della stessa qualifica, uno a numero programmato e fortemente selettivo, l’altro assolutamente permissivo e incontrollabile, con uno scandaloso favoritismo di una categoria a scapito di un’altra. 

 



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COMMENTI
06/01/2013 - ineccepibile (Fabrizio Raspante)

Coloro i quali reclamano a gran voce corsie preferenziali, TFA speciali, sanatorie e condoni vari, hanno avuto la possibilità come tutti gli altri di partecipare alle selezioni per i TFA ordinari. A differenza di tanti altri non sono riusciti a superare tali selezioni, per cui è più che lecito concluderne che la loro tanto millantata "esperienza" non sia poi qualitativamente così rilevante.

 
03/01/2013 - SELEZIONE GIOVANI DOCENTI (Giuliana Zanello)

Forza, avete ragione.