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UNIVERSITA'/ Giudici, Anvur e tagli: come sarà il "dopo"?

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Consideriamo ad esempio una  commissione nominata a metà gennaio e che potrà iniziare i lavori intorno a metà febbraio. Assumiamo che debba valutare 400 candidati, ciascuno dei quali abbia presentato 12 pubblicazioni di 10 pagine ciascuna (ma in genere, il numero è ben maggiore): in circa due mesi e mezzo, si dovrebbe valutare il contributo originale e il rigore scientifico di ciascun candidato, inquadrando i suoi lavori nella letteratura scientifica del settore, al fine di assegnare o meno l’idoneità (si dovrebbero leggere circa 48mila pagine). È ragionevole supporre che i commissari possano svolgere adeguatamente il delicato compito loro assegnato?  

Per gli abilitati, si aprono successivamente le porte della seconda fase, quella della chiamata su posti disponibili presso i vari Atenei, dove resta da vedere quanti saranno i posti effettivamente disponibili, tenendo conto delle ristrettezze finanziarie degli atenei. Al di là del piano straordinario degli associati predisposto dal governo, gli atenei quest’anno devono far fronte ad un ulteriore decremento di 300 milioni di euro del fondo di finanziamento ordinario e,  come ha sottolineato la Crui (la conferenza dei Rettori), questa “inopinata diminuzione delle entrate dallo Stato provocherà lo sforamento dei bilanci di più della metà degli Atenei italiani”.

Come si vede, per gli aspiranti professori le prospettive sono estremamente incerte e, ad aggiungere turbolenza circa l’esito finale, contribuiscono i numerosi ricorsi presentati al Tar – favoriti da norme e  regolamenti  adottati dal ministero − e di cui si attende l’esito. 

In conclusione,  ciò che sta accadendo evidenzia paradossalmente la scarsa considerazione che si ha  in Italia per la realtà universitaria.  Più in generale, è impressionante rilevare l’assenza di qualunque attenzione allo sviluppo di capitale umano, alla ricerca e all’innovazione nell’attuale dibattito in vista delle prossime elezioni politiche. Qualche tempo fa, il presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, per giustificare i tagli alla ricerca aveva detto “Perché dovremmo pagare uno scienziato quando produciamo le migliori scarpe del mondo?” e l’ex ministro dell’Economia, on. Giulio Tremonti, aveva affermato che “Con la cultura non si mangia”. Ciò che non si comprende è che, con la progressiva delocalizzazione del lavoro presso altri paesi (a partire da Est Europa e Asia) in cui la manodopera ha un costo decisamente inferiore, prima o poi le migliori scarpe del mondo verranno prodotte altrove. È solo questione di tempo. Al contrario, è solo la produzione di nuove idee, frutto dell’intelligenza e della libertà della persona, che può far avanzare il nostro paese e che può permettergli di reggere di fronte alla grave sfida economica attuale. 



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