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SCUOLA/ Da Leopardi a Todorov, istruzioni per vivere

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Giovanni Testori (1923-1993) (Immagine d'archivio)  Giovanni Testori (1923-1993) (Immagine d'archivio)

«Il lettore non specialista, oggi come un tempo, non legge le opere per padroneggiare meglio un metodo di lettura, né per ricavarne informazioni sulla società in cui hanno visto la luce, ma per trovare in esse un significato che gli consenta di comprendere meglio l’uomo e il mondo, per scoprire una bellezza che arricchisca la sua esistenza; così facendo, riesce a capire meglio sé stesso». 

Non si può leggere in seconda Odi et amo di Catullo soltanto perché in seconda si fa il genere-poesia e Odi et amo sta nell’antologia (nella sezione “amore”): quella poesia non è un mezzo per arrivare a un fine che è la conoscenza del genere-poesia! Io leggo una poesia per raccapezzarmi di più su me stesso e sul mondo: «essendo oggetto della letteratura la stessa condizione umana, chi la legge e la comprende non diventerà un esperto di analisi letteraria, ma un conoscitore dell’essere umano» (Todorov).

C.S. Lewis ha immaginato nelle Lettere di Berlicche che un diavolo esperto invii a un diavoletto alle prime armi, il nipotino Malacoda, delle istruzioni su come conquistare un’anima a Satana. E ci mette dentro anche la letteratura, perché esiste un modo diabolico di affrontarla, che si chiama «punto di vista storico»: «Il “punto di vista storico” significa, in poche parole, che quando un uomo dotto incontra una qualsiasi affermazione in un libro vecchio, la domanda che non si farà mai è se tale affermazione sia vera. Si chiede chi ha fatto sentire il suo influsso sul vecchio scrittore, e fino a qual punto l’affermazione s’accorda con ciò che ha detto in altri libri, e quale fase esso illustra nello sviluppo dell’autore, o nella storia generale del pensiero, e come incise su scrittori più recenti, e se è stato spesso capito male (particolarmente dai colleghi dell’uomo dotto), e quale è stata la tendenza generale della critica negli ultimi dieci anni, e quale è lo “stato attuale della questione”. Considerare l’antico scrittore come una possibile fonte di conoscenza – anticipare che ciò che egli disse potrebbe possibilmente modificare i tuoi pensieri o il tuo modo di comportarti – sarebbe rigettato come segno di un’indicibile semplicità di mente»

Quasi tutte le spiegazioni e le interrogazioni serie si svolgono esattamente in questo modo diabolico: se Leopardi riprende Petrarca oppure Orazio, se il Dialogo della Natura e di un Islandese anticipa temi della Ginestra, se siamo nella fase del pessimismo storico o di quello cosmico, se Leopardi risente del romanticismo o dell’illuminismo, se ha influenzato Ungaretti, qual è l’interpretazione di De Sanctis e quella di Binni e quella di Severino. Tutto utile, per carità. Ma sembra che tutto sia fatto per sotterrare la domanda più umana – e letteraria – di tutte: ma quello che sta scritto qui è vero o no? anche a me «si stringe il core, / a pensar come tutto al mondo passa»? Leopardi, perché lo hai scritto? quale esperienza te lo ha fatto intuire? a me questa frase è mai successa? e come mi cambia? che sguardo nuovo introduce in me? come intercetta il mio modo di decidere cosa fare il sabato sera?

Non è lo spazio delle opinioni personali, ma quello in cui comincia l’interpretazione, ossia il rapporto fra un testo e l’extratestualità da cui esso prende origine. È il passaggio dalle parole alle cose: quando si capisce che studiare significa, in ultima analisi, chiudere i libri e iniziare a vivere.

(2 - fine) 



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