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SCUOLA/ "Solo 1 mese di vacanza": perché Monti è tornato indietro?

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Ma la sinistra e la Cgil che erano i difensori del lavoro (“e noi faremo come la Russia, chi non lavora non mangerà...” cantavano le mondine) e odiavano i privilegi degli impiegati e degli statali, come hanno potuto diventare i più strenui difensori della corporazione degli insegnanti statali? La Cgil, ancora 40 anni fa, non contava nulla nel pubblico impiego dove invece erano fortissime Cisl e Uil e nella scuola lo Snals. In 40 anni la Cgil è diventata il principale sindacato del pubblico impiego grazie alla sua determinazione statalista e all’appoggio del Pci, che proprio negli anni 70 iniziò con la Cgil a cavalcare sistematicamente il meridionalismo come mezzo e  fine dell’espansione del pubblico impiego e del ruolo onnipervasivo dello Stato. 

Negli anni 70 la crescita della scolarizzazione, avvenuta come al solito in modo tumultuoso, vide sempre in primo piano (sui giornali ma non nelle aule) il tema del precariato, delle immissioni in ruolo, delle sanatorie, degli organici. La Cgil, che era nuova all’attivismo nel pubblico impiego, inizialmente si attestò nella difesa della qualità e della universalità della scuola, ma la Cisl manteneva il predominio puntando tutto sul precariato. Ben presto però la Cgil, dotata di uno spessore culturale maggiore degli altri sindacati, imparò a fare la sintesi tra pulsioni occupazionali e riforme della scuola e dello Stato. Con gravi lacune però, tra cui il doppio canale per l’immissione in ruolo è un esempio. Ancora più problematica era ed è la questione dei costi. E ancor più il crollo della qualità del personale. Ma certamente la Cgil ha acquisito l’egemonia culturale nel pubblico impiego, in particolare nella scuola di Stato e nella generazione di visioni e di linguaggi spendibili sul territorio. 

Nella scuola tutta la vicenda si è intrecciata con la parola d’ordine culturale della magnificenza del tempo pieno e con l’espansione dell’orario obbligatorio delle lezioni, diventato con le sue 1000 ore annue il più lungo d’Europa, contro la media Ocse di 800 ma con punte di eccellenza anche inferiori a 700. Questo fatto, coniugato con lo strenuo mantenimento del tempo docenza a 18 ore settimanali (22 ore nelle elementari), ha consentito la continua espansione del numero dei docenti anche a fronte del continuo calo degli alunni. 

Ancora oggi sentiamo che Bersani vuole “tenere aperte le scuole tutto il giorno... per attività didattiche”. Qui è il morso del serpente. Infatti Bersani non vuole la scuola aperta tutto il giorno e tutto l’anno con innumerevoli attività (compreso l’intrattenimento dei figli di chi lavora) su basi opzionali. Bersani vuole invece sostenere la presunta mission della scuola e cioè l’espansione del curricolo obbligatorio uguale per tutti. Abbiamo visto la strenua opposizione e poi la restaurazione della quasi conclusa riforma Moratti che aveva portato il curricolo obbligatorio a 27 ore settimanali introducendo il concetto del core curriculum e delle attività opzionali. Tutto è stato ripristinato dal ministro Fioroni e poi dalla Gelmini che non voleva scontri col sindacato. L’ideale per la Cgil e per il Pd andrebbe comunque oltre le 30 ore settimanali attuali. Sarebbe il tempo pieno obbligatorio uguale per tutti, come esige lo stanco rito dell’uniformità livellatrice. Forse, ancora di più che l’egualitarismo (meglio: la mirabile sintesi incarnata dalla Cgil di ideale umanistico, occupazionale e statalistico) lo vuole l’espansione senza fine degli organici e della docenza “onorifica” a tempo ridotto. 



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COMMENTI
02/02/2013 - La notizia è vera? Monti smentisce (Franco Labella)

Ho letto con attenzione il lungo articolo di Bianchini. Egli parte, però, da una premessa che Monti ha definito frutto di disinformazione voluta, anzi veramente ha dato ai propalatori come Bianchini la veste di agenti del KGB visto che ha testualmente usato il termine disinformatjia. Monti sostiene che non si sia mai parlato dell'ipotesi sulla quale Bianchini ha costruito il suo lungo articolo. Fino a prova contraria dobbiamo seguire Monti e non Bianchini. Pur con questa premessa non voglio solo associarmi alle considerazioni già fatte da Pascuzzi circa la irrrealtà dell'analisi che vorrebbe Gelmini, Profumo e non si sa chi altri frenati nell'impeto riformatore dalla solita CGIL (Bianchini, va bene che è rimasto alla guerra fredda e al KGB ma nella sua verde Lombardia l'hanno informata che la CGIL Scuola da tempo non esiste più?). Il quadro della verde scuola nel futuro di Bianchini sembra funzionale, idilliaco e persino rivoluzionario. Vista la limitatezza dello spazio due sole domande: la scuola "finlandese" di Bianchini come gestirebbe gli apporti dell'esterno ipotizzati dal Preside? Ancora: Bianchini ha dei dati sul grado di diffusione nazionale e lombarda delle quote di flessibilità sia quelle dell'autonomia che quelle finte del riordino gelminiano? Sarei curioso di associare i miei limitati dati (relativi solo alla diffusione dell'opzione per salvare l'insegnamento del Diritto) ai copiosi dati sicuramente in possesso di Bianchini. Aspetto fiducioso.

 
01/02/2013 - Incredibile il Miur è ostaggio della Cgil! (Vincenzo Pascuzzi)

1) Mario Monti cerca di rimpolpare la sua Agenda elettorale inconsistente per quanto riguarda la scuola. Ma ha poco senso confrontarsi su un'ipotesi di scuola aperta 11 mesi su 12 se è avulsa da un programma complessivo e completo, che indichi anche altre questioni, le risorse finanziarie, i tempi. Così sembra un po’ come parlare del tetto o dell’attico di un edificio ignorando le fondamenta e tutto il resto. 2) Risulta molto scarsa la credibilità delle promesse elettorali di TUTTI i partiti, in particolare se sono in contrasto con l’attività esplicata al governo o anche all’opposizione. Sappiamo tutti che Monti elogiò Marchionne e Gelmini di cui - con Profumo – ha proseguito l’opera. Perciò è sospetta l’intenzione dichiarata in Agenda di “inversione di rotta”. 3) Scelta Civica dovrebbe dire qualcosa di preciso anche su edilizia scolastica, su classi-pollaio, su dispersione al 20%, sul calo, nell’ultimo decennio, di 58mila matricole universitarie e magari se su queste situazioni non ci sia stata la responsabilità di chi ha governato in questi anni. 4) Sergio Bianchini esagera quando accolla le responsabilità al presunto “modello” o “teorema sindacal-burocratico-corporativo“ cioè alla sinistra, al Pci, alla Cgil. Fino a prova contraria, questi tre soggetti hanno dovuto subire il taglio di 8 mld e la riduzione di 132mila fra docenti e ata; nulla hanno potuto contro la determinazione di Gelmini & C. Oppure c’è stato un …. accordo segreto Cgil-Miur?