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SCUOLA/ Toh, le iscrizioni online smascherano i radical-chic

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Non penso solo a questo articolo (posso anche aver frainteso le intenzioni dell’autrice, chissà) ma anche a tanti analoghi pareri che mi è capitato di leggere. Magari espressi da qualche premiato giovin scrittore, amante dei bei tempi andati, oh cavallina storna... 

Di fronte all’idea dell’iscrizione via web, anziché brindare per tutte le code e ore di lavoro risparmiate, si pensa solo a qualcuno che può avere delle giustificate difficoltà − ma può sempre rivolgersi allo sportello, sperando che le difficoltà non le abbia anche lì. Mi viene il dubbio che sia come per quelle autogestioni: prima decidiamo che le innovazioni non ci piacciono, poi cerchiamo un motivo plausibile. Rifiutiamo il nuovo per partito preso, salvo poi lamentarci che i giovani ritengono la scuola un luogo fuori dal mondo, popolato da personaggi strani, a cui carpire in qualche modo un “sei meno meno” e il pezzo di carta. 

Detto francamente, cercherei poi di togliere quel dolciastro senso di indulgenza per cui dobbiamo sempre riservare la simpatia a chi bigia, copia o se ne frega “ma in fondo non è cattivo”, anziché pensare un po’ di più a chi vive la scuola in modo responsabile e positivo, cresce ed impara anche dagli errori. E che le famiglie che trascurano i figli, per ignoranza o peggio per snobismo radicalchic, non vengano poi a dirci a giugno “non potevo sapere”.

 



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COMMENTI
12/01/2013 - Dialogo fra sordi (Franco Labella)

Caro Palazzi concordo con lei su una sola analisi:il nostro è, evidentemente, un dialogo fra sordi. Lei parla di farsa e di offesa. Se proprio bisogna identificare un genere direi che spesso, leggendo di scuola, scuola-azienda ed educazione, qui ed altrove, mi occupo più che di farsa, di tragedia. Io uso come cifra stilistica l'ironia, che è cosa diversa dalla farsa. Con l'ironia si fanno riflessioni. Accettabili o confutabili, questo lo lascio giudicare ai lettori. Mi reputo un mite polemista e non offendo. Se lei si ritiene offeso, mi scuso. Ma lo faccio al buio. Perché non credo sia offensivo criticare le idee degli altri usando l'ironia. Certo le sensibilità sono diverse ma nessuno mai è "morto" per una battuta sui RFID. Del resto, caro Palazzi, anch'io scrivo, a volte qui, quando mi ospitano, ma anche altrove, accetto, però, senza particolari reattività i commenti. Quelli che esprimono consenso ma anche quelli critici. E' il bello della democrazia, bellezza. E spero che non la offenda pure la frase. E' una citazione cinematografica. Mi permetta solo di chiudere con una osservazione, se posso dire così, stilistica. Se ha bisogno di scrivere PERSONE in maiuscolo, forse, dovrebbe rileggere il suo articolo e fare la tara sugli STRUMENTI perché le nostre analisi divergono sull'enfasi per gli strumenti, RFID compresi. Al prossimo articolo, se non s'offende ancora. Fra colleghi non usa.

 
08/01/2013 - Ho un'idea migliorativa... (Franco Labella)

Ho capito qual è il suo problema o meglio qual è la sua preoccupazione di educatore. Ho un'ideuzza migliore del registro elttronico: dotare i suoi studenti di RFID. Con quelli non li perde di vista mai e risparmia pure i costi del software dei registri. Magari non lo spieghi ai genitori preoccupati dei figli che bigiano che li usano anche in contesti meno "umani". Quanto ai costi: sono calanti perché ci sono le economie di scala. Potrebbe farsi anche consigliare da qualcuna delle sue vecchie conoscenze aziendali, così i conti torneranno certamente. Auguri a lei, caro collega ed anche ai suoi studenti.

RISPOSTA:

Senta, Labella, per un insegnante è brutto non riuscire a comunicare quel che si vuole dire. Se lei continua ad attribuirmi opinioni che sono il contrario di quel che credevo di avere espresso seriamente, e non vede argomenti che per me sono cruciali per il rapporto con le PERSONE con cui ci confrontiamo, studenti e famiglie, il problema me lo pongo. Ma se non riesce a controbattere se non buttandola tra la farsa e l'offesa, forse anche lei potrebbe fare qualche riflessione. SP

 
06/01/2013 - E giusto per supportare il mio commento (Franco Labella)

Non linko mai cose mie perché credo che le autocitazioni siano oltre che di cattivo gusto anche contrarie alla netiquette perché fatte in casa d'altri. In questo caso, però, a supporto di quanto ho scritto prima, pubblico il link dell'articolo di Maria Pia Veladiano: http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2013/01/02/news/perch_il_registro_elettronico_un_illusione_educativa-49803899/ in maniera tale che il lettore possa giudicare se le argomentazioni di Palazzi reggono il titolo dell'articolo. A me pare che non si smascheri un bel niente e del resto se Palazzi stesso arriva a scrivere "Magari si sono dimenticati di fornire alle scuole dettagli come i soldi, le strutture ed altre cosette" è la prova migliore che di velleità tecnocratica si tratta. Non di altro. E' il bis del concorsone, in fondo. Anche lì tripudio di nuove tecnologie ma con la certezza (ne hanno scritto altri sul Sussidiario) che non siano servite certo a selezionare i migliori futuri insegnanti.

 
06/01/2013 - Ma Palazzi in che mondo vive? (Franco Labella)

Costruire un articolo che già dal titolo promette confutazioni di ragionamenti che poi non arrivano è operazione semplice. Più complicato è ragionare sull'hic et nunc e Palazzi svicola alla grande sulle obiezioni della Veladiano ma anche di altri radical chic. Compresi i soliti americani che con la solita ricerca ci segnalano qualche altro problemuccio legato alle nuove tecnologie. Tutti radical-chic? Suggerisco a Palazzi (che pure mi sembra del ramo) di consultare i dati recenti sul digital divide e sulla diffusione, in Italia, non in Svezia o Finlandia, delle nuove tecnologie fra le famiglie. La lettura dei dati serve a capire la differenza che corre fra velleità tecnocratica e realismo riformatore. Anche perché il ragionamento di Palazzi può essere rovesciato specularmente: prima introduciamo una finta novità e poi ci attrezziamo per gestirla. Ne vuole sapere una? In alcune scuole per gestire il problemuccio di chi non ha Internet o tempo per recarsi nelle scuole che non sono aperte a mezzanotte, faranno compilare un vituperato modulo cartaceo. Con il quale si trasferiscono poi i dati online. Che ne pensa il non radical-chic Palazzi? Sempre a Palazzi (visto che è del ramo) ricordo le posizioni degli editori a proposito dell'altra amenità risparmiacarta, quelli dei libri di testo elettronici. Gli editori hanno comprato pagine a pagamento e la scadenza è slittata. Saranno radical-chic pure Laterza & CO? Ma a sentire un alto dirigente del MIUR sono solo sciocchezze.

RISPOSTA:

Caro Labella, ci si può ostinare a non guardate la luna, ma almeno si potrebbe scrutare meglio il dito. Il titolo è redazionale: ma visto che spinge a leggere l'articolo, ha raggiunto il suo scopo. Quel che credevo di avere espresso nell'articolo è l'urgenza di non confondere strumenti e valori. Il registro è uno strumento atto a registrare e conservare dati. Uno STRUMENTO. Come matita, tastiera e telefono, esso NON contiene o trasmette valori, ma va valutato solo in funzione dell'utilità con cui serve a raggiungere uno scopo. Cartaceo, elettronico o cuneiforme che sia. I meccanismi spesso surreali della nostra burocrazia scolastica (che dovrebbero essere anch'essi strumenti, e non valori o fini, ma forse mi sbaglio?) non vengono mai valutati con una analisi economica, che parta innanzitutto dalla spesa in mano d'opera. Quante MIGLIAIA di ore-uomo sono sottratte OGNI GIORNO ad altre funzioni qualificate, per registrare e gestire dati la cui utilità non è peraltro sempre certa? O ha ragione quel tale dicendo che una parte non irrisoria di questo lavoro serve solo a dar da fare a personale altrimenti sottooccupato, indi per cui l'opporsi ad ogni novità che permetterebbe di rendere più efficace ed efficiente il lavoro va considerato semplicemente come luddismo? Le stesse lacune nei modi, tempi e risorse per l'attuazione della cosa sembrano però paradossalmente suggerire che anche al livello centrale si tema l'effetto antisistema di questi strumenti. (...) Ciò che Labella non sembra nemmeno aver visto è la parte del mio articolo dedicata ai VALORI ed ai FINI del nostro rapporto interpersonale con studenti e famiglie. O vogliamo ritenere un valore, un elemento di crescita e potenzialità educativa la complicità o l'ignavia verso lo studente che si sottrae alla frequenza scolastica? con l'indecorosa mole di abbandono scolastico e di giovani esistenze bruciate che spesso parte proprio da qui? Non parlo solo dell'articolo di Veladiano, chiaro, ma anche di tanti genitori giuggioloni (meglio di "radicalchic", Labella?). Un conto è decidere di bigiare sapendo che te ne assumi la responsabilità, un altro se sei sicuro di farla franca, e stimoli gli altri a "farsi furbi" e imitarti. In altri contesti, sarebbe come metter sullo stesso piano l'obiettore di coscienza e l'imboscato, l'onesto e l'evasore. Deve certo esserci l'attenzione a situazioni personali e familiari delicate, in cui è opportuno che preside e docenti decidano responsabilmente come gestire rapporti e comunicazione con studente e famiglia. Ma allora, uno strumento di rilievo automatico di frequenza e rendimento può servire a rendere ancora più efficace la precoce comprensione dei casi a rischio. Rimescolare poi nel mazzo tutte le magagne del centralismo scolastico, i concorsoni, gli amerikani, l'ostilità verso le risorse open source sostenuta dalle case editrici, etc. etc., mi sembra proprio un voler sfuggire ai due temi forti che ho cercato di affrontare nell'articolo. SP