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SCUOLA/ Edo e Michel, 18 ore non fanno un maestro

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Cos’è che ha fatto crescere Edo, che l’ha fatto sbocciare? L’incontro con delle persone che gli hanno dato sicurezza, che l’hanno valorizzato, che hanno scommesso su di lui. Che l’hanno sostenuto ed educato. L’incontro con dei “maestri”, che non si possono valutare, come fanno tutti, sulla base delle 18 ore contrattuali d’insegnamento.

E allora ti torna di nuovo in mente quello che dice Steiner: “Insegnare, e insegnare bene, significa essere complici di possibilità trascendenti. Una volta risvegliato, quel bambino esasperante dell’ultima fila potrà scrivere pagine o concepire teoremi che terranno impegnati per secoli. Una società, come quella basata sul profitto sfrenato, che non fa onore ai propri insegnanti, è difettosa”. Steiner ha ragione e Edo lo conferma con la sua testimonianza e quasi lo grida a tutta la platea. E tu capisci e tocchi con mano che quello che fai ogni giorno è veramente grande.

Certo, non ci si riesce sempre. Non c’erano tutti gli studenti diplomati, alla cerimonia. A parte quelli impegnati con gli esami e quelli che sono in giro per l’Europa, alcuni non sono voluti intervenire di proposito, perché magari delusi dal voto finale, o troppo superficiali per capire l’importanza di quel momento e di quello che hanno vissuto; in ogni caso sconfitti. Ma per fortuna sono una minoranza.

Michel, un altro mio ex studente, mi si avvicina, mi saluta calorosamente, come sempre, e mi lascia una sua poesia. È intitolata “Il seme del Maestro” ed è veramente bella. C’è un passaggio che mi ha colpito particolarmente: “Rendeva le cose possibili,/ ogni volta una vittoria,/ insieme eravamo invincibili./ Quante esperienze piene di gioia,/ quanta vita, quanta magia,/ non c’era spazio, non per la noia”. Penso che solo a partire da un’esperienza umana così forte e bella ci si possa davvero interessare a quello che si studia. Solo coinvolgendosi così gli anni di scuola diventano i mattoni su cui si costruisce una vita.

“La mia vita chissà dove si convoglia,/ ma voglio che comunque vada egli sappia/ che questo seme ancora germoglia”. Grazie Michel. Grazie Edo, grazie a tutti gli altri di cui sarebbe lungo fare i nomi. Grazie per avermi testimoniato la bellezza di un incontro significativo per la vita. Quello che, tanti anni fa, ho fatto anch’io. 

 



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