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SCUOLA/ Un prof: così l'Agenda Monti alimenta il virus del centralismo

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Da questo punto di vista l’Agenda Monti è in difetto: se la scuola nasce come risposta ad un bisogno e se gli insegnanti contribuiscono a rispondervi, c’è un solo modello che può essere adeguato in questa prospettiva e la legislazione scolastica italiana ce l’ha già! È il modello scolastico poggiante su parità e autonomia, che prevede scuole gestite dallo Stato sempre più autonome e scuole che nascono libere e alle quali lo Stato deve garantire un riconoscimento della funzione pubblica fino ad attuare una piena parità, secondo tutte le accezioni che questa comporta: da quelle didattiche a quelle economiche a quelle professionali.

Il ragionamento dell’Agenda Monti va in corto circuito in quanto chi stabilisce il valore delle scuole non è chi se ne serve, non chi le frequenta, ma i sistemi di valutazione messi in campo dallo Stato. Bisogna valutare le scuole, bisogna saper dire ciò che va e ciò che non va, ma come verifica dell’impegno ad istruire ed educare, mentre nell’Agenda Monti questi sistemi valutativi più che essere il punto di verifica e di correzione dell’azione educativa finiscono per diventare i fattori che decidono l’impostazione culturale delle scuole che così dallo Stato non trovano più la loro promozione, bensì ne sono indirizzate. La valutazione viene ad essere lo Stato che dice alle scuole ciò che devono fare per essere tenute in considerazione, per essere promosse, mentre valutazione significa andare a vedere se il sistema liberamente scelto risponde al bisogno educativo incontrato. Nell’Agenda Monti i sistemi valutativi diventano discriminanti e così rischiano di portare la scuola all’omologazione, mentre dovrebbero essere la garanzia e il potenziamento della sua libertà.

A seguire Monti dovrà poi lavorare per uscire dalla genericità per quanto riguarda la professione docente e ha due nodi importanti da sciogliere: la questione del Tfa, su cui ci vogliono indicazioni chiare, soprattutto dopo i disastri combinati lo scorso anno, e un nuovo sistema di reclutamento degli insegnanti, per i quali nella scuola autonoma come in quella paritaria è la libera chiamata da parte della singola scuola la modalità che sembra ad oggi essere più ragionevole. Non si può comunque fare una Agenda senza toccare queste due questioni cruciali su cui si gioca il futuro dell’istruzione.

Presentare alle elezioni un programma che non si pronunci su queste problematiche è tenere nascosto all’elettorato quello che realizzerebbe un futuro governo del paese, e questo non sarebbe un gesto di democrazia. Per questo è decisivo che Monti chiarisca nella sua Agenda come intende procedere su parità, Tfa e reclutamento, perché senza entrare correttamente nel merito di questi aspetti non si costruirà una nuova scuola, moderna, all’altezza del bisogno dei giovani.



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COMMENTI
06/01/2013 - L’inversione di rotta?! (Vincenzo Pascuzzi)

Sorprende l’esordio: “Bisogna prendere sul serio l’istruzione, la formazione professionale e la ricerca”. Questo è il titolo del paragrafo relativo alla scuola dell’Agenda Monti. Sì è lo stesso Mario Monti che è ancora, e fino a febbraio 2013, capo del governo. Viene da chiedergli: “ma allora fin’adesso il tuo governo non l’ha forse presa sul serio l’istruzione?” La risposta è “purtroppo sì!”, visti i risultati. Ma chi è titolare della responsabilità di questa situazione non può esordire un documento programmatico con una simile affermazione! Si dà la zappa sui piedi! Ancora nel testo della stessa Agenda, gratificata – pare – dall’imprimatur vaticano e perciò quasi una piccola enciclica politica, leggiamo: “C’è bisogno di invertire la rotta”. Capperi e halleluyah! Dopo tre anni e mezzo di gestione Gelmini e un altr’anno di gestione Profumo (talpa cieca negli stessi cunicoli gelminiani), qualcuno, che è addirittura il capo del governo, riconosce anche che la rotta è sbagliata, addirittura “va invertita”, non solo corretta! E il nocchiero responsabile, tal ministro Francesco Profumo, è ancora al suo posto e se ne ipotizza, o vocifera, addirittura la riconferma nell’incarico nel 2013? Mario Monti non la conta giusta. È vero che l’Agenda è programma elettorale formulato in situazione critica, ma qualcosa va chiarito subito. È opportuno. Possibili elettori e ad ipotetici futuri alleati, questo chiarimento, dovrebbero richiederlo e pretenderlo.