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Educazione

SCUOLA/ Un prof: così l'Agenda Monti alimenta il virus del centralismo

“Nell’Agenda Monti i sistemi valutativi diventano discriminanti e così rischiano di portare la scuola all’omologazione”. GIANNI MEREGHETTI. Domani il punto di vista di Franco Tornaghi

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Caro direttore,
nell’Agenda Monti lo spazio per la scuola, anche se limitato, c’è, ed è uno spazio importante dal punto di vista qualitativo perché si chiede un cambiamento di rotta e lo si fa puntando su una nuova concezione della professione docente. “Serve rompere uno schema culturale – si legge nell’Agenda Monti - per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati. Gli insegnanti devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità”. È questo un punto decisivo per il futuro della scuola e va riconosciuto a Monti di averlo colto, tanto che c’è da augurarsi che faccia seguito una nuova considerazione della professione docente, una valorizzazione della sua funzione sia educativa sia istruttiva e una promozione dell’imprescindibile caratterizzazione culturale che la professione insegnante deve avere, perché solo con una cultura si incide nella formazione delle nuove generazioni.

Ciò che non convince è che l’Agenda Monti, dopo aver detto che la questione centrale sta in una nuova valorizzazione dei docenti, innazitutto poggia questa prospettiva su un nuovo modello organizzativo, e in secondo luogo afferma che questo modello fondato su autonomia e responsabilità deve avere come fattore trainante il sistema di valutazione, ossia Invalsi e Indire.

È qui che Monti deve rimettere a posto la sua Agenda, perché su questo è difettosa, anche se non in modo determinante: i margini di una correzione ci sono, basterebbe far tesoro dell’esperienza reale della scuola. È un sistema di cultura della scuola quello che deve cambiare; solo così si può produrre una novità reale dentro il mondo dell’istruzione.

Monti tocca giustamente la questione del modello organizzativo della scuola, e lo fa perché intelligentemente non si può concepire la professione docente se non come risposta ad un bisogno che studenti e famiglie portano. È questo bisogno di educazione, di conoscenza e di cultura che sta alla base della vita della scuola; non c’è l’insegnante e poi il bisogno cui risponde, è vero l’opposto: poiché un bisogno di conoscenza strugge nella vita dell’essere umano, si forma l’insegnante e vi tenta una risposta, e rispondendo impara a diventare più consapevole del bisogno. La storia attesta che all’origine dell’università vi sono gruppi di studenti che si rivolgono a maestri e non società di maestri che si impongono ai discepoli. 

Bisogna tornare, come principio ispiratore, a questa origine, una origine che valorizza pienamente la funzione docente, la promuove, le offre prospettive nuove e più consone alla funzione che esercita. Solo così si potrà trovare la collocazione adeguata dell’insegnante e promuoverne la funzione come decisiva dal punto di vista culturale; solo così si potrà riattualizzare il suo segno distintivo fondamentale che è e rimane la missione educativa.


COMMENTI
06/01/2013 - L’inversione di rotta?! (Vincenzo Pascuzzi)

Sorprende l’esordio: “Bisogna prendere sul serio l’istruzione, la formazione professionale e la ricerca”. Questo è il titolo del paragrafo relativo alla scuola dell’Agenda Monti. Sì è lo stesso Mario Monti che è ancora, e fino a febbraio 2013, capo del governo. Viene da chiedergli: “ma allora fin’adesso il tuo governo non l’ha forse presa sul serio l’istruzione?” La risposta è “purtroppo sì!”, visti i risultati. Ma chi è titolare della responsabilità di questa situazione non può esordire un documento programmatico con una simile affermazione! Si dà la zappa sui piedi! Ancora nel testo della stessa Agenda, gratificata – pare – dall’imprimatur vaticano e perciò quasi una piccola enciclica politica, leggiamo: “C’è bisogno di invertire la rotta”. Capperi e halleluyah! Dopo tre anni e mezzo di gestione Gelmini e un altr’anno di gestione Profumo (talpa cieca negli stessi cunicoli gelminiani), qualcuno, che è addirittura il capo del governo, riconosce anche che la rotta è sbagliata, addirittura “va invertita”, non solo corretta! E il nocchiero responsabile, tal ministro Francesco Profumo, è ancora al suo posto e se ne ipotizza, o vocifera, addirittura la riconferma nell’incarico nel 2013? Mario Monti non la conta giusta. È vero che l’Agenda è programma elettorale formulato in situazione critica, ma qualcosa va chiarito subito. È opportuno. Possibili elettori e ad ipotetici futuri alleati, questo chiarimento, dovrebbero richiederlo e pretenderlo.