BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Attenti a chi confonde Monti, la "nobile" educazione e le prove Invalsi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Ad oggi l’Invalsi aiuta a misurare gli apprendimenti e più volte ho sentito i dirigenti scolastici auspicare che, oltre alla restituzione di numeri, l’Invalsi stessa si pronunci su quale direzione far prendere alla scuola in base ai risultati ottenuti. Non è la sede per verificare la fondatezza e l’opportunità di questa richiesta, ma mi serve per affermare che non ho mai visto scuole la cui “impostazione culturale” è stata determinata dai risultati Invalsi. Altra cosa è quel che indirettamente propongo ai vari consigli di classe: ad esempio, constatate rispetto al livello regionale, grazie ai risultati Invalsi, lacune nella 2A in algebra e nella 2B in geometria è opportuno che la scuola programmi per l’anno successivo in modo da insegnare meglio in  2A algebra e 2B geometria. Ma questa non è un’impostazione-imposizione culturale, bensì un aiuto!

Anche perché – e anche questo lo si dimentica troppo spesso − c’è l’obbligo nel nostro Stato di un Esame conclusivo (questo sì “di Stato”!) che fornisce un diploma spendibile in tutta Italia, ma si sa che 80/100  ha un contenuto diversi da regione a regione e da scuola a scuola. Come rendere meno eclatante il divario fra il messaggio numerico 80/100 e il contenuto dello stesso? Magari spingendo più a fondo l’analisi dei risultati Invalsi, non eliminandoli per un rischio totalmente teorico. E decidendo in piena autonomia quali strumenti utilizzare al fine di colmare le lacune evidenziate dalle rilevazioni esterne. 

Mereghetti scrive “Bisogna valutare le scuole, bisogna saper dire ciò che va e ciò che non va, ma come verifica dell’impegno ad istruire ed educare”. Non capisco: segnalare come va la 2A in Algebra pare andare bene, ma c’è il rischio che questo non sia una “verifica dell’impegno ad istruire ed educare”? In che senso? Si teme una specie di Invalsi che stabilisce il “piano quinquennale” dello Stato per le Scuole? A me pare vero l’opposto: io a scuola rivendico la piena autonomia nell’impostare il mio lavoro e mi impegno a mostrare a tutta la società che raggiungo negli apprendimenti i risultati che tu mi chiedi (l’algebra in 2A). Ma come farei a sapere che ho una lacuna nell’algebra, se non ci fosse un’indagine seria in questa direzione? L’autoreferenzialità è impossibile e spesso ingannevole.

Non è vero che “La valutazione viene ad essere lo Stato che dice alle scuole ciò che devono fare per essere tenute in considerazione, per essere promosse”: la valutazione esterna dice “tu scuola non hai raggiunto un livello sufficiente in algebra” e niente di più. Se non lo dicesse che valutazione sarebbe?! C’è il rischio che poi lo Stato imponga... ma certo, il rischio teorico c’è sempre, ma lo si affronta quando questo diventa reale (e ora non lo è), non lo si usa per evitare di avere informazioni precise sul livello di algebra appreso in 2A! Per un malato il rischio di un pericoloso effetto collaterale non rende a priori ragionevole evitare l’assunzione di un farmaco, a meno che la malattia sia di poco conto e destinata comunque alla guarigione: non mi pare proprio il caso della scuola in Italia. Fra l’altro, per stare all’esempio, ad oggi l’Invalsi non propone un farmaco, ma fornisce solo gli esiti degli esami del sangue e la scuola decide se e come tenerne conto.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >