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SCUOLA/ La domanda n. 13 "promuove" Profumo (ma solo in parte)

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Rimane aperto il problema di una classificazione ordinata della complessità delle prove e della realizzazione delle analisi longitudinali, che darebbero un’immagine anche della evoluzione degli allievi e della scuola. Invalsi ha anche per la prima volta realizzato dei momenti di confronto sui contenuti e sull’impostazione delle prove con settori di specialisti, in collegamento via streaming con le scuole.

Il problema della pubblicizzazione dei dati è stato affrontato in modo indiretto. Nessuna graduatoria né alcuna obbligatoria messa in chiaro dei dati. Piuttosto, le scuole possono esporre i loro risultati sul loro sito in “Scuola in chiaro” e l’arco dei destinatari delle informazioni si è allargato fino a comprendere il presidente del consiglio di istituto.

Resta irrisolto il problema dell’esame di Stato finale, per il quale la normativa varata in Parlamento all’unanimità prevede una parte standardizzata esterna come nel caso dell’esame di III media. La prospettiva delineata dalla Direttiva triennale sembra per il momento diversa: realizzare una prova come quelle delle altre annualità, senza ricaduta immediata sulla valutazione degli allievi e sul voto di esame. Una decisione prudente probabilmente, il cui risultato potrebbe essere quello di depotenziare ulteriormente il valore dell’esame di maturità, contrariamente a quello che possono pensare i suoi difensori ad oltranza.

In effetti, tutte queste attività sono inquadrate dalla Direttiva triennale emanata in ottobre ed in una prospettiva più ampia dal Regolamento per la valutazione presentato nell’agosto scorso.

Ma qui, dove solo la politica può arrivare, le cose non sembrano essere andate troppo avanti; dopo la presentazione, sembra che l’attenzione del ministro sia stata catalizzata dalle fantasmagoriche vicende dei concorsi o dai trappoloni sugli orari di lavoro degli insegnanti. Del Regolamento non si è più sentito parlare. Il progetto Vales, che potrebbe prefigurare un modello accettabile di valutazione delle scuole, essendo stato adeguatamente edulcorato con una dose significativa di indicatori di processo e di autovalutazione, sembra procedere anch’esso molto lentamente e faticosamente.

E l’orizzonte politico non è chiaro e sereno. Le possibili future maggioranze che faranno? Qualcuno ha già cominciato a parlare della necessità che le prove non siano di prodotto, ma di processo (cosa significa?) e che pertanto, essendo tale tipo di prova molto complesso, sia più utile passare dal censuario al campionario... Chi si rivede! Speriamo in bene.



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