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SCUOLA/ La domanda n. 13 "promuove" Profumo (ma solo in parte)

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Non è l’inizio dell’anno solare a richiedere un bilancio della gestione del Miur da parte del governo Monti – nella scuola notoriamente si va ad anni, appunto, scolastici - ma l’imminente fine della permanenza del ministro Profumo in via Trastevere. Come succede a tutti i kamikaze che vengono catapultati su quella poltrona, il bilancio nell’immediato non sembra positivo. In futuro si vedrà.

C’è tuttavia un settore in cui è il caso di fare subito un bilancio. È quello relativo alla risposta -  sollecitata dalla domanda n. 13 della Lettera dell’Unione Europea, la vera elettrice di questo governo - che il governo doveva fornire. Che fare con le scuole che vanno male? Domanda che, ovviamente, postula che le scuole vengano valutate su base attendibile.

Alcuni la pensano come la Ue e cioè che nel grande circo di concorsi, contratti, idee balzane o demagogiche che ha dato spettacolo in questa annata, l’unica cosa che in prospettiva conta è la valutazione. Il carro della valutazione sembra, scricchiolando e cigolando, andare lentamente avanti. Anche se più per motu proprio che per impulso delle alte sfere politiche: non c’è voluta la crisi di governo per far smarrire nelle nebbie il Regolamento sulla valutazione. Ed il ministro è parso troppo attento a tante, troppe cose; a meno che non si sia trattato di un’indifferenza apparente, astutamente utilizzata per sviare l’attenzione. Del resto, è così che è andata avanti la valutazione nei suoi 10 anni di vita nel nostro Paese.

Un primo bilancio dei fatti. Le prove del Servizio nazionale di valutazione (Snv) e la Prova nazionale nell’esame di III media sono proseguite, nonostante il notevole battage pubblicitario di opposizione dei giornali e la sostanziale contrarietà o indifferenza del quadro dirigente intermedio della scuola. Le opposizioni dirette nelle scuole, tuttavia, sono state decisamente minoritarie. Piuttosto, è stato largamente adottato il metodo del “muro di gomma”; non tutti i dirigenti scolastici - che avevano il monopolio delle informazioni - hanno scaricato i dati ed ancor meno li hanno studiati per operazioni di miglioramento. Del resto era illusorio – anche se è stato autorevolmente sostenuto - che ciò avvenisse naturalmente e spontaneamente; mancavano le convenienze e la scuola non è il regno dei puri angeli.

Le modalità di analisi e di restituzione dei risultati (nonostante notevoli ritardi) si sono di molto perfezionate. Oggi le scuole possono disaggregarli in modo molto articolato, ottenere un quadro complesso delle prestazioni degli studenti nelle diverse aree di competenza e farsi un’idea dell’influenza dei fattori di contesto. 



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