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SCUOLA/ Concorso e dintorni: esistono test buoni o sono tutti "cattivi"?

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Certamente l’insegnamento non è solo preparazione! È anche capacità di stabilire relazioni, è impegno quotidiano e responsabilità – e tutte queste cose non si misurano con un test. Ma una certa preparazione è indispensabile e non credo che alcuno lo metta in dubbio. Quello che penso abbia lasciato insoddisfatti (anche molti candidati che il test lo hanno superato) è il tipo di test che si è incontrato. E non credo che sia tanto un problema legato al tipo di quesito “a scelta multipla”, che richiede di optare per una o l’altra di certe alternative fissate. Capisco che domande di questo genere non consentono di esprimere la propria creatività; per questo ci sono però altri momenti, nella prova scritta e nella prova orale.

Dunque, sì ai testa a scelta multipla.

A mio parere, se una domanda a scelta multipla verte su questioni significative per la finalità valutativa ed è formulata in modo preciso e offre opzioni ben congegnate, che magari simulano certe situazioni reali in cui occorre prendere una decisione tra determinate alternative, allora richiede comunque ragionamento e competenza e non viene percepita come “essenzialmente ingiusta”. Aggiungo che c’è un’altra possibile fonte di “ingiustizia”, se viene dato un valore predeterminato di soglia per il superamento del test. Tale valore infatti può diventare arbitrario e ingiusto se la difficoltà del test non è precisamente calibrata a seconda dei fini selettivi che si vogliono avere. Per questo motivo, se non c’è il tempo o il modo di produrre un test calibrato, sarebbe bene evitare di prefissare la soglia.

Dunque ci sono quesiti migliori di altri. Si spieghi con qualche esempio preso anche dalle batterie proposte.

Ad esempio, nel modulo n. 2, che si trova nell’esercitatore citato, ci sono cinque quesiti su cosiddetti “diagrammi insiemistici”, di cui tre essenzialmente uguali fra loro, che mi sembrano poco significativi e comunque mi sembrano troppi per lo stesso genere. In tutti i moduli ci sono successioni di numeri o di lettere, o di entrambi, da completare; sono quasi tutte con lo stesso tipo di struttura, anche queste mi sembrano poco significative. Altre domande richiedono una capacità percettiva di distinguere rapidamente lettere e simboli sullo schermo e mi convincono poco. Poi ci sono problemi che si risolvono molto facilmente se si impostano con qualche equazione algebrica, ma che immagino possano essere insormontabili altrimenti. Alcuni quesiti chiedono di districarsi tra ripetute negazioni di affermazioni in cui si trovano termini come “tutti”, “nessuno”, almeno uno” – questo tipo di domande è a mio parere accettabile, ma in alcuni quesiti l’accumulo di negazioni mi pare davvero eccessivo, con risultati talvolta quasi comici.

E i quesiti cosiddetti di “comprensione del testo”?

Mi sono sembrati in genere banali. Quelli poi sulle competenze digitali mi hanno lasciato molto perplesso, non ho ben capito la rilevanza delle competenze richieste, inoltre penso che si faccia troppo spesso riferimento, senza che ve ne sia la necessità, all’ambiente Windows. Decido di fermarmi qui e dico chiaramente che so di avere una visione parziale e non scientifica della questione, poiché ho visto rapidamente e ho affrontato soltanto un numero piccolo di quesiti, tra cento e centocinquanta, e non li ho studiati adeguatamente.

Ma il test era necessario, giusto?



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COMMENTI
08/01/2013 - Non sono buoni o cattivi, servono oppure no (Franco Labella)

Chiedo venia al redattore e al prof. Anzellotti ma credo serva riscrivere il titolo. Non so se è l'ora, la fretta perché devo andare a scuola o i miei evidenti limiti di comprensione e sintesi ma il senso generale dell'intervista mi pare lasciare poco spazio alla conclusione finale. La valutazione è un diritto ma a pro di che? Perché se lo strumento non è adeguato (e non ho spazio per riprendere tutte le obiezioni dell'esperto) la conclusione è una sola, tranchant e rozza: queste prove preselettive, affrettate e poco meditate non sono servite allo scopo. Lo scopo era individuare i migliori. E' stato raggiunto? Se la risposta è no non credo serva arrampicarsi sugli specchi. Credo che prima o poi ci capiterà di leggere un commento di Giorgio Israel. Lo attendo e lo sollecito se il professor Israel me lo permette e permette che lo tiri, come si dice, per la giacchetta.