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SCUOLA/ Concorso e dintorni: esistono test buoni o sono tutti "cattivi"?

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Sì, ritengo che un test preselettivo fosse necessario. Mi rendo conto che non era facile produrre una prova in così poco tempo e con costi accettabili. Non è facile costruire dei test di competenze generiche, che prescindano dai contenuti specifici, e anzi è forse impossibile. Apprezzo molto che si sia riusciti a rimettere in moto il sistema dei concorsi, dopo tanti anni. Penso comunque che si debba lavorare da subito per fare meglio in futuro.

Il pacchetto complessivo degli items era stato diffuso anzitempo e reso disponibile per l’esercitazione. La modalità è quella giusta?

Innanzittutto, la pubblicità dei quesiti a posteriori è molto positiva. Auspico anche la pubblicazione di una base di dati anonimi semi-aggregati relativa ai risultati, che consenta di studiarne la distribuzione, anche per singoli quesiti, in sotto-popolazioni di vario tipo: per area geografica, classe di concorso, titolo di studio e altri. Vorrei anche sapere, forse è già noto ma mi è sfuggito: sono stati somministrati esattamente i moduli già presenti nell’esercitatore? oppure sono stati creati altri moduli per sorteggio? e con quali criteri? Quali modelli statistici e criteri combinatori sono stati adottati al fine di garantire moduli di difficoltà comparabile? Nelle indagini internazionali, come Ocse-Pisa o Timss e Pirls, queste informazioni sono fornite con grande precisione.

E per quanto riguarda invece la pubblicità a priori dei quesiti?

Sono più cauto. Dovrei rifletterci meglio, ma tendo a preferire un test che non è pubblicato in anticipo e del quale però è data in anticipo una buona descrizione, con molti esempi. Una tale descrizione, che dovrebbe rimanere abbastanza stabile nel tempo e i cui mutamenti devono essere noti con grande anticipo, è uno strumento utile per indirizzare il Paese verso la consapevolezza che certe competenze e abilità sono importanti e devono essere sviluppate. La conoscenza a priori dei quesiti mi pare invece che possa incoraggiare preparazioni ad hoc, ossia comportamenti tutto sommato poco produttivi.

Dopo il caso clamoroso del Tfa nell’estate scorsa, se la sente di fare un bilancio?

Il caso dei test preliminari del Tfa è stato in effetti clamoroso e richiederebbe una discussione specifica. Vorrei cogliere l’occasione per dire soltanto questo: non è solo il numero elevato dei quesiti platealmente e banalmente sbagliati, soprattutto in alcune classi di abilitazione, che richiede una grandissima attenzione e una grandissima reazione da parte del mondo della scuola e della comunità scientifica, ma è il tipo di conoscenze e competenze che si sono viste chiedere nei quesiti pur formalmente corretti: spesso non significative e talvolta addirittura fuorvianti per l’insegnamento. Apprezzo che si stia realizzando il Tfa, anche correndo dei rischi, con grandissimi sforzi da parte di molti soggetti. Conosco i grossi problemi e gli ostacoli generali che si devono superare. Vorrei che non solo si realizzassero momento per momento singole iniziative come il concorso e il Tfa, ma che nel far questo si costituissero le forze, le strutture, le relazioni per far funzionare l’Amministrazione pubblica, che è forse la principale infrastruttura strategica che ci serve per entrare nel futuro.

Che futuro ci attende secondo lei per quanto riguarda l’impiego dei quiz? Lei ne auspica l’utilizzo anche in sede di valutazione degli allievi?



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COMMENTI
08/01/2013 - Non sono buoni o cattivi, servono oppure no (Franco Labella)

Chiedo venia al redattore e al prof. Anzellotti ma credo serva riscrivere il titolo. Non so se è l'ora, la fretta perché devo andare a scuola o i miei evidenti limiti di comprensione e sintesi ma il senso generale dell'intervista mi pare lasciare poco spazio alla conclusione finale. La valutazione è un diritto ma a pro di che? Perché se lo strumento non è adeguato (e non ho spazio per riprendere tutte le obiezioni dell'esperto) la conclusione è una sola, tranchant e rozza: queste prove preselettive, affrettate e poco meditate non sono servite allo scopo. Lo scopo era individuare i migliori. E' stato raggiunto? Se la risposta è no non credo serva arrampicarsi sugli specchi. Credo che prima o poi ci capiterà di leggere un commento di Giorgio Israel. Lo attendo e lo sollecito se il professor Israel me lo permette e permette che lo tiri, come si dice, per la giacchetta.