BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Concorso e dintorni: esistono test buoni o sono tutti "cattivi"?

Pubblicazione:

Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Sbollita l’ira pubblica sui test di preselezione al concorso indetto dal ministro Profumo, è tempo di tentare un bilancio. Perché molti items erano stupidi o insensati, e rievocavano paurosamente quelli del Tfa dell’estate scorsa; altri invece, erano semplicemente difficili. E all’errore non c’era appello. Questa è stata una delle principali critiche sollevate dagli aspiranti docenti: cosa c’entrano le miserevoli opzioni di un quesito a risposta multipla con la capacità di insegnare bene la propria disciplina? Polemiche ora sopite ma destinate a ritornare puntualmente fuori, visto che di test si tornerà a parlare, c’è da scommetterci. Ilsussidiario.net ha fatto il punto con Gabriele Anzellotti, docente di analisi matematica nell’Università di Trento ed esperto di test.

I test preselettivi del concorso indetto dal ministro Profumo hanno fatto strame dei candidati. Molte le polemiche: alcuni quesiti erano ovvi, altri facili, altri impossibili. Cose “da Settimana enigmistica”, si è letto in giro. Lei che ne pensa?

Mi sembra eccessivo e generico dire che i test hanno fatto strame dei candidati. Le percentuali di ammessi sono state molto variabili a seconda dell’area geografica, dell’ordine di scuola e della classe di concorso. Ad esempio i dati recentemente pubblicati dalla provincia di Trento indicano una percentuale di ammessi intorno all’85% per le classi di concorso 47-Matematica e 49-Matematica e Fisica, e del 66% complessiva per la scuola secondaria, che è alta... ma tornerò più avanti a ragionare sui risultati. Per quanto riguarda i quesiti vorrei dire due cose. La prima è che ho letto e affrontato alcuni moduli, fra quelli che si trovano nell’esercitatore messo a disposizione sul sito del Miur, e non mi sono piaciuti. Preciso che questa è una opinione personale, che posso spiegare e motivare, ma che non pretende di essere un’affermazione scientifica.

E la seconda?

La seconda cosa è che trovo importante e positivo che i quesiti siano pubblicamente accessibili, ma ritengo sia necessario fare, e rendere pubblica, anche un’analisi scientifica di come i test preselettivi e i singoli quesiti hanno operato nella selezione dei candidati e se lo hanno fatto in modo sensato e coerente con gli obiettivi.

Torniamo alla modalità preselettiva decisa dal Miur. È ipotizzabile oggi fare a meno di un test in generale, per selezionare i candidati?

Per molte questioni, non solo nell’ambito dei concorsi per l’insegnamento, occorre stabilire una graduatoria in gruppi molto numerosi di persone, in modo da dare priorità alle persone più abili e competenti. A questo fine occorre fare valutazioni, che devono essere quanto più possibile eque e approfondite, con difficoltà e costi notevoli. Mi sembra utile e necessario che di tali valutazioni facciano parte anche test a scelta multipla, che però preferirei non chiamare “quiz”, poiché questo termine è sbrigativo e riduttivo. Naturalmente questi test non sono in grado di “misurare” tutte le caratteristiche che si vorrebbero valutare nei candidati, tuttavia possono dare informazioni molto significative, cosa che ho verificato anche nel mio lavoro sulle prove di conoscenza all’ingresso dei corsi di laurea scientifici. (cfr. http://testingressoscienzepls.cineca.it)

L’insegnamento è passione oltre che preparazione, è rapporto con gli studenti; un quiz invece è la scelta tra A o B, senza appello e come tale è essenzialmente ingiusto. Sembra questa l’obiezione principale. Lei cosa risponde?



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
08/01/2013 - Non sono buoni o cattivi, servono oppure no (Franco Labella)

Chiedo venia al redattore e al prof. Anzellotti ma credo serva riscrivere il titolo. Non so se è l'ora, la fretta perché devo andare a scuola o i miei evidenti limiti di comprensione e sintesi ma il senso generale dell'intervista mi pare lasciare poco spazio alla conclusione finale. La valutazione è un diritto ma a pro di che? Perché se lo strumento non è adeguato (e non ho spazio per riprendere tutte le obiezioni dell'esperto) la conclusione è una sola, tranchant e rozza: queste prove preselettive, affrettate e poco meditate non sono servite allo scopo. Lo scopo era individuare i migliori. E' stato raggiunto? Se la risposta è no non credo serva arrampicarsi sugli specchi. Credo che prima o poi ci capiterà di leggere un commento di Giorgio Israel. Lo attendo e lo sollecito se il professor Israel me lo permette e permette che lo tiri, come si dice, per la giacchetta.