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SCUOLA/ Giusto dare soldi alle scuole migliori, ma i dati Invalsi non bastano

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Ci sono due modi per farlo: la valutazione esterna e l’autovalutazione. Ritengo che questi due modi vadano calibrati. La valutazione esterna non dovrebbe essere fatta soltanto da parte di Invalsi o Indire, ma anche da personale ispettivo e associazioni professionali che sanno effettivamente come le scuole funzionano. L’autovalutazione dovrebbe essere messa in conto anche alla libertà dei docenti di poter dire quello che effettivamente fanno.

 

E quindi?

 

Se la valutazione è solo in capo a Invalsi o Indire, è come se il ministero valutasse se stesso. Se invece si lascia la valutazione alla realtà di chi se ne intende e frequenta le scuole, e in particolare alle associazioni e ai valutatori, questo aprirebbe scenari interessanti. Bisogna vedere che cosa accadrà, perché per il momento la formula della legge di Stabilità è abbastanza generica.

 

Per quale motivo ritiene che la valutazione Invalsi non sia adeguata?

 

Per valutare occorre essere capaci di farlo, e quindi stabilire degli indici e avere dei rapporti con le scuole. Non si può semplicemente valutare sulla base di test, e invece spesso Invalsi e Indire ragionano a partire da questo esclusivo punto di vista. Le scuole non possono diventare un “testificio”, ma devono avere anche la possibilità di esprimere un profilo narrativo, in cui si racconta quello che effettivamente si fa. Questo profilo narrativo deve essere acquisito e valutato. Ormai ci sono studi piuttosto sviluppati su come si può valutare la scuola, e ciò può avvenire o come autovalutazione del docente, o come valutazione esterna. Quest’ultima però deve essere calibrata sul valore aggiunto che si verifica negli apprendimenti, e non semplicemente sulla base dei test cui possono essere sottoposti gli studenti e gli insegnanti.

 

(Pietro Vernizzi)



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