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SCUOLA/ Cosa chiede ai prof il suicidio di Carolina?

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Carolina Picchio in una immagine tratta dal suo profilo Facebook  Carolina Picchio in una immagine tratta dal suo profilo Facebook

Perché fa comodo a tutti: ai persecutori perché agiscono indisturbati, a genitori e docenti perché sminuendo il problema o facendo finta di nulla non vanno a impelagarsi in questioni difficili da risolvere. La prima cosa da fare è creare una cultura che rompa questa logica omertosa: ogni caso di bullismo va denunciato, con tutta la forza possibile, all’autorità scolastica, ai genitori, ai compagni non consenzienti.

L’adolescenza è segnata da un fortissimo desiderio di riconoscimento. Come interferisce uno strumento di comunicazione che interessa una platea teoricamente illimitata di spettatori anonimi?
Alimentando il desiderio che lei ha citato, ma anche, potenzialmente, ingannandolo. Uno degli aspetti più pericolosi è appunto la confusione che si ingenera tra realtà e virtualità. Oggi molti giovanissimi vivono nella seconda, che comporta una identificazione tra il soggetto, la macchina e il destinatario dei messaggi. Il conto, però, non torna. Pensiamo alla differenza tra l’«amicizia» che realizzo in rete, che posso eliminare con un semplicissimo clic, e la complessità e la ricchezza dell’amicizia che c’è nella «realtà-realtà» dei rapporti interpersonali fatti di sguardi, parole dette, prossimità corporea. Io credo che oggi gli adulti educatori debbano aiutare i ragazzi soprattutto a fare un grandissimo bagno di realtà.

Che cosa intende?
Vede, si può anche giocare con la virtualità e tutti da adolescenti lo abbiamo fatto; non è necessario avere le nuove tecnologie, basta immedesimarsi. Ma alla fine di questi sogni ci riscoprivamo immersi nella realtà, oggi invece c’è chi si perde nella virtualità di uno schermo che dà l’impressione di poterla sostituire, ma senza riuscirci.

Quali sono i compiti specifici di docenti e genitori?
Parto da questi ultimi. La crisi dell’educazione oggi è una crisi dell’adulto che non ha più attenzione, pazienza, passione per il minore che cresce. Io credo che questo non sia tanto un problema di tempo disponibile, ma di mentalità. Quanto più l’adulto è Narciso, cioè rivolto alla gratificazione di sé, al soddisfacimento delle proprie esigenze, tanto meno guarderà al figlio come persona da educare. Nella peggiore delle ipotesi anzi sarà convinto che dando al figlio delle cose materiali, il «problema» si risolva.

Quindi?
Vuol dire che per prima cosa i genitori dovrebbero stabilire coi figli un rapporto quotidiano vero, fatto di dialogo. Uno sguardo distratto al momento scolastico, alle delusioni che possono aver accompagnato la giornata, non basta. Ma questa compagnia non si può improvvisare a 14-15 anni.

E per quanto riguarda gli insegnanti?
Il loro primo compito è fare bene gli insegnanti. Questo fa crescere negli studenti la responsabilità personale. La scuola chiede loro certe prestazioni − sto ovviamente semplificando − e queste prestazioni sono lo strumento della costruzione critica della personalità.

Una «vera» realtà che mette alla prova lo studente.



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COMMENTI
09/01/2013 - Caterina Picchio (maria gonano)

Suicidio sembra che uno sia attratto da "un amore più grande" che cerchi qualcuno o qualcosa. Cammina l'uomo quando sa dove andare, questo è il compito educativo di tutti genitori, insegnanti, ecc.. Cordiali saluti. Leo Aletti