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SCUOLA/ Cosa chiede ai prof il suicidio di Carolina?

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Carolina Picchio in una immagine tratta dal suo profilo Facebook  Carolina Picchio in una immagine tratta dal suo profilo Facebook

La scuola è proprio questo. Poi si sa che le prove possono essere diverse, differenziate per capacità: e allora diciamo che la scuola dev’essere personalizzata, eccetera. Vero. Ma la prima grande azione educativa è che i docenti facciano innanzitutto il loro lavoro di docenti, più che mettere astrattamente a tema i valori in quanto tali. Ciò che educa di più è il quotidiano esercizio della responsabilità e del rispetto degli altri, che sono poi le condizioni elementari della vita adulta.

Nella vicenda di Carolina tornano quelle forme di pressione strisciante che sono proprie del bullismo. C’è un compito che spetta innanzitutto alla scuola?
Il bullismo non si vince se si pensa che riguardi solo la scuola: è un problema generalizzato, tocca le famiglie, la scuola, i gruppi giovanili a costituzione spontanea. La prima cosa da fare, dentro o fuori la scuola, è spezzare il cerchio del silenzio. Ci vuole il coraggio di denunciare. E questo anche nell’interesse dei persecutori, che a modo loro sono vittime di una situazione. E guardi che non intendo giustificarli; anzi sono convinto che la scuola debba assolutamente prendere decisioni di natura disciplinare. Ma questo è possibile solo se si scioglie quella odiosa cappa di omertà che purtroppo avvolge di solito questi eventi.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
09/01/2013 - Caterina Picchio (maria gonano)

Suicidio sembra che uno sia attratto da "un amore più grande" che cerchi qualcuno o qualcosa. Cammina l'uomo quando sa dove andare, questo è il compito educativo di tutti genitori, insegnanti, ecc.. Cordiali saluti. Leo Aletti