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SCUOLA/ Valutazione dei prof, i "premi" non bastano...

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 Nella secondaria, tranne poche eccezioni, imperano i comportamenti professionali "tradizionalmente specializzati" per cui il sapere è ancora somma di discipline separate, incomunicanti e gerarchizzate. Pertanto l'assioma "tutti uguali per lavorare insieme" è poco sostenibile. 

Piuttosto, è comprensibile la diffidenza per una valutazione che dovesse esaurirsi in una logica unicamente premiale, in particolare se fossero tenuti insieme la diversificazione retributiva e l'identità assoluta delle prestazioni. È dimostrato che il lavoro di team non è mai ostacolato per il solo fatto che alcuni dei suoi componenti sono riconosciuti formalmente più esperti degli altri a condizione che le differenziazioni retributive corrispondano ad effettive o possibili differenziazioni formali, aggiuntive o integrative. Il riconoscimento formale avverrebbe nel team stesso e permetterebbe anche la selezione democratica di ruoli e funzioni che oggi spesso sono sommersi nell'informale e nell'effimero. Fare emergere e riconoscere i meriti diventa un'operazione di significato indiscutibile solo se non si esaurisce nell'attribuzione di uno o più bollini blu ma al contrario innesca miglioramenti di efficienza ed efficacia da cui la comunità professionale e la scuola possono trarre giovamento. 

La seconda obiezione è sostenuta da elementi che meritano particolare considerazione. Se lo scopo della valutazione è il miglioramento della qualità della scuola è evidente che non è sufficiente soffermarsi su fotogrammi individuali per quanto ben fatti. Occorre anche individuare le caratteristiche professionali che determinano le differenti performance degli uni rispetto agli altri, e le modalità con cui si arriva a certi risultati. Più che fotografie individuali occorrono fotografie di gruppo, meglio ancora se le istantanee fossero sostitute da tanti filmati. Il modello di valutazione dovrebbe integrare la valutazione esterna con l'autovalutazione professionale, individuale e collettiva, opportunamente comparata con altri contesti, in primis le reti di scuole. In entrambi i casi è necessario rendere espliciti i criteri, i parametri ed i protocolli di riferimento, definendo altresì una griglia di indicatori condivisi. 

Ciò consentirebbe non solo di rendere più oggettiva la valutazione esterna e meno autoreferenziale quella interna, ma soprattutto che tutti gli attori della valutazione possano condividere sull'oggetto del valutare e su come farlo. Un percorso di valutazione che non persegua l'obiettivo di consegnare premi o di stilare graduatorie tra insegnanti e/o istituti scolastici, ma che al contrario sia a sostegno della comunità professionale protagonista responsabile del processo medesimo. 

Pertanto la valutazione delle performance professionali appare possibile oltre che indispensabile a garanzia del diritto all'apprendimento degli studenti pur nel rispetto della libertà di insegnamento e dell'autonomia scolastica. Appare evidente che un sistema educativo così concepito non deve e non può ricorrere esclusivamente a strumenti direttivi per assicurare la qualità e la qualificazione professionale. 



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COMMENTI
01/10/2013 - La necessità d'assumere un valido punto di vista (enrico maranzana)

L’asserzione: “Occorre individuare le caratteristiche professionali che determinano le differenti performance degli uni rispetto agli altri e le modalità a cui si arriva a certi risultati” apre due rilevanti questioni: perché le performance sono differenti? Perché l’uso del generico termine “certi”? Due problematiche irrisolte: rimando in rete a “Valutare il lavoro dei docenti .. alla fiera delle corbellerie” che introduce al razionale trattamento del problema. All’origine dell'indeterminatezza dello scritto può essere collocata la confusione concettuale imperante: la scuola non è percepita come sistema e “apprendere” è associato a “imparare” mentre, come afferma la citata Anna Maria Ajello, oggi si assiste a “lo svincolamento progressivo della nozione di apprendimento dagli aspetti legati alla memorizzazione” e alla sua configurazione “come esito di attività .. del diretto coinvolgimento dell’individuo e il suo prendere parte attiva.. e non soltanto mediante l’ascolto e lo studio solitario”.