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SCUOLA/ Valutazione dei prof, i "premi" non bastano...

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Dal punto di vista etico, se si insiste sulla sanzione e sul controllo e se il fine ultimo della valutazione è la "sgranatura" dei valutati, viene meno quel protagonismo responsabile che i soggetti devono avere affinché la valutazione abbia come primo (unico) obiettivo il miglioramento del servizio scolastico. Un processo di valutazione in cui le componenti professionali sono coinvolte autenticamente impegnandosi a dare conto ed assumendosi la responsabilità di quello che si realizza. 

In tale contesto il dirigente scolastico è parte della comunità professionale assumendo specifiche responsabilità e soggetto alla verifica dei risultati conseguiti nell'esercizio della funzione dirigenziale amministrativa. Questi assume una sorta di responsabilità oggettiva rispetto all'operato dell'intera comunità professionale e deve rispondere di ciò che effettivamente gli compete. A tal proposito sono condivisibili le indicazioni di Anna  Maria Ajello che attribuisce la responsabilità dirigenziale a tre aree di intervento: 1. promozione della riflessività di docenti e non docenti come base per migliorare le loro prestazioni; 2. promozione della responsabilità condivisa nel governo della scuola (governance interna); 3. miglioramento dell'offerta formativa della scuola. Una funzione di orientamento incardinata con le caratteristiche del contesto-scuola riferite sia agli aspetti strutturali, socio-economici e culturali, sia alle caratteristiche specifiche della singola cultura scolastica sedimentata nel tempo.



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COMMENTI
01/10/2013 - La necessità d'assumere un valido punto di vista (enrico maranzana)

L’asserzione: “Occorre individuare le caratteristiche professionali che determinano le differenti performance degli uni rispetto agli altri e le modalità a cui si arriva a certi risultati” apre due rilevanti questioni: perché le performance sono differenti? Perché l’uso del generico termine “certi”? Due problematiche irrisolte: rimando in rete a “Valutare il lavoro dei docenti .. alla fiera delle corbellerie” che introduce al razionale trattamento del problema. All’origine dell'indeterminatezza dello scritto può essere collocata la confusione concettuale imperante: la scuola non è percepita come sistema e “apprendere” è associato a “imparare” mentre, come afferma la citata Anna Maria Ajello, oggi si assiste a “lo svincolamento progressivo della nozione di apprendimento dagli aspetti legati alla memorizzazione” e alla sua configurazione “come esito di attività .. del diretto coinvolgimento dell’individuo e il suo prendere parte attiva.. e non soltanto mediante l’ascolto e lo studio solitario”.