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SCUOLA/ Valutazione dei prof, i "premi" non bastano...

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Da anni si discute di valutazione del servizio scolastico e ancora ci si chiede cosa, chi e come valutare, ma soprattutto perché valutare. L'esperienza nazionale a partire dagli anni novanta è stata incentrata prevalentemente sulla valutazione dei dirigenti scolastici, nella convinzione - supportata da ricerche di numerosi studiosi - che le qualità e competenze degli stessi fossero determinanti ai fini dei risultati scolastici. 

In tale contesto la Pat ha messo in atto un sistema consolidato di valutazione dei dirigenti scolastici disciplinato tra l'altro nel vigente Ccpl di categoria, prevedendo una retribuzione di risultato in relazione al grado di conseguimento degli obiettivi e al modo in cui essi risultano raggiunti. Pur consapevole dell'importanza del ruolo strategico del Ds e della sua necessaria valutazione, ritengo assolutamente indispensabile che questa sia progressivamente ricondotta in un percorso più ampio di valutazione complessiva del servizio scolastico che coinvolga tutti i soggetti preposti. In primis gli insegnanti, riconoscendo che sono soprattutto i buoni insegnanti a fare una buona scuola. 

Del resto è risaputo che nella scuola a fare la differenza è soprattutto l'identità personale degli insegnanti, il loro modo di lavorare, la qualità e quantità del loro impegno, l'intelligenza innovativa, la capacità di incuriosire, di mobilitare le risorse dei ragazzi verso l'amore per l'apprendimento. Tuttavia, in una categoria fatta di grandi numeri e con gli attuali meccanismi di reclutamento le possibilità di incrociare insegnanti inadeguati non sono minimali. In questi casi, con le dovute garanzie, dovrebbero essere previsti meccanismi di traslocazione in più appropriate prestazioni professionali e/o strumenti obbligatori e controllabili che li sostengano nei processi di miglioramento e di riqualificazione professionale. Adeguati riconoscimenti professionali non solo di anzianità o di ordine di scuola per gli insegnanti più capaci sarebbero di stimolo per l'intera categoria. 

Contro la valutazione degli insegnanti si levano obiezioni di vario tipo che possono essere iscritte tutte nella categoria delle resistenze conservative. Le più significative.

1. L'introduzione di classificazioni di merito nella categoria finora indistinta degli insegnanti pregiudicherebbe il lavorare in team che rappresenta la base della buona didattica e della buona scuola; 

2. i dispositivi premiali rischiano di dare rilievo solo ai risultati e implicitamente svalutino il complesso delle azioni quotidiane, omettendo di descrivere ciò che fa migliori alcuni insegnanti rispetto agli altri. 

La prima obiezione è molto debole ed è inficiata dalla semplice constatazione che il livellamento della condizione docente non ha determinato espressive pratiche di didattica collaborativa, fatta eccezione per la scuola primaria dove l'organizzazione del lavoro ha goduto per un certo periodo di flessibilità e tempi più adatti a lavorare in team, consentendo approcci didattici più attenti allo sviluppo cognitivo e affettivo dei bambini. 



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COMMENTI
01/10/2013 - La necessità d'assumere un valido punto di vista (enrico maranzana)

L’asserzione: “Occorre individuare le caratteristiche professionali che determinano le differenti performance degli uni rispetto agli altri e le modalità a cui si arriva a certi risultati” apre due rilevanti questioni: perché le performance sono differenti? Perché l’uso del generico termine “certi”? Due problematiche irrisolte: rimando in rete a “Valutare il lavoro dei docenti .. alla fiera delle corbellerie” che introduce al razionale trattamento del problema. All’origine dell'indeterminatezza dello scritto può essere collocata la confusione concettuale imperante: la scuola non è percepita come sistema e “apprendere” è associato a “imparare” mentre, come afferma la citata Anna Maria Ajello, oggi si assiste a “lo svincolamento progressivo della nozione di apprendimento dagli aspetti legati alla memorizzazione” e alla sua configurazione “come esito di attività .. del diretto coinvolgimento dell’individuo e il suo prendere parte attiva.. e non soltanto mediante l’ascolto e lo studio solitario”.