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DECRETO SCUOLA/ CdO: inversione di tendenza, ma servono modifiche di sostanza

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Il Decreto Scuola presentato dal Governo, che stanzia fondi anziché tagliarli, è un segnale della volontà di rimettere il mondo scolastico al centro dell’attenzione politica. Nel testo emergono però alcuni limiti che, ci auguriamo, le Commissioni parlamentari possano correggere durante la discussione in corso.

Impianto generale. Tutte le norme del Decreto, ad eccezione di quelle sul fumo, sono riferite alle scuole statali, sebbene l'impianto generale del sistema educativo italiano comprenda anche le paritarie (Legge n. 62/2000); gli alunni che le frequentano restano dunque esclusi dagli interventi sul welfare degli studenti. In particolare, va sanata la inaccettabile discriminazione nei confronti degli alunni disabili: pur trovandosi nelle medesime condizioni dei coetanei iscritti alle scuole statali, questi ragazzi non ricevono alcuna forma di aiuto.

Orientamento. Il Decreto Scuola sembra privilegiare il sostegno all’orientamento all'università a scapito delle azioni per l'orientamento al lavoro e alle professioni tecniche pur previste dal d.lgs. n. 22/2008. Questa scelta, penalizzante per l’istruzione tecnica e professionale, è confermata sia dall’assenza di riferimenti alle misure del precedente Governo per la costituzione di poli tecnico-professionali (peraltro appena avviati in molte Regioni), sia dal mancato riconoscimento del ruolo svolto dai percorsi di istruzione e formazione professionale delle strutture formative accreditate dalle Regioni. Mentre proprio questi hanno dimostrato di rappresentare il baluardo contro la dispersione scolastica e di essere uno strumento efficace per  favorire l'occupazione dei giovani. Senza sbloccarli e potenziarli, il futuro di migliaia  di ragazzi è a rischio.

Assunzioni. Il Decreto privilegia l'assunzione degli insegnanti di sostegno, indice di un scuola intesa come risposta al disagio sociale anche nel reclutamento, mentre un nuovo sistema di assunzioni è ancora lontano da venire.

Formazione. Nel Decreto manca una valorizzazione delle associazioni professionali in ordine alle attività di formazione dei docenti e dei dirigenti. Non c’è alcun segnale in direzione di una valorizzazione della responsabilità delle reti di scuole autonome e dei docenti formatori che, pure, rappresentano una novità nel panorama attuale. Eppure, solo una logica sussidiaria può permettere di elevare la qualità della scuola.

Dirigenza scolastica. Le norme introdotte dal Decreto per la dirigenza scolastica ne riducono il ruolo a mera funzione di gestione burocratica di complessi scolastici, laddove il suo compito primario resta la direzione educativa e organizzativa di istituzioni scolastiche restituite alla loro autonomia. La paventata ipotesi del reclutamento centralistico da parte della Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione va esattamente nella direzione opposta e quindi deve essere stralciata.

Il nostro auspicio è che le forze politiche, impegnate in questi giorni nella conversione in legge del Decreto, con coraggio ed equilibrio riescano a restituire a tutta la scuola italiana quella centralità strategica che la Costituzione le assegna per lo sviluppo del Paese.



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