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SCUOLA/ Ziglio (Enaip): decreto Carrozza, ecco l'errore che moltiplica i disoccupati

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Insisto sull'idea della formazione professionale come uno dei pilastri del sistema di istruzione perché il decreto scuola, che pure, dopo anni di tagli, lancia un segnale positivo di ritorno agli investimenti, ignora quell'idea e, più specificamente, dimentica il sistema ordinamentale dell'Iefp, al quale − accanto ai sistemi regionali di formazione professionale, i pochi rimasti, alcuni, pochissimi per la verità, non proprio efficienti − partecipano in misura rilevante anche gli istituti professionali  di Stato. 

Esso dimentica anche i poli formativi che in alcune regioni si stanno sviluppando, esperienza promettente di sinergia tra imprese, istruzione  e formazione professionale. In fondo, esso prescinde dalla questione culturale, prima che funzionale, della relazione scuola-lavoro-economia-società. Si doveva osare di più. La crisi, che colpisce drammaticamente non solo l'occupazione giovanile, ma anche la stessa natura del lavoro e le premesse di un'economia di produzione reale e di benessere sociale, meriterebbe visioni strategiche dell'istruzione più coraggiose e più lungimiranti. Coraggio e lungimiranza richiederebbero il superamento di un'autoreferenziale identificazione tra istruzione e scuola statale, a favore dell'inclusione e dello sviluppo, nel quadro dell'istruzione, nazionale e/o decentrato, di una formazione professionale che si esprime al meglio nella sinergia di responsabilità e intelligenza degli enti locali, di propensione all'investimento sul capitale umano di imprese e di competente protagonismo di organizzazioni sociali.   

Pur senza ottuse presunzioni, le parole precedenti vogliono descrivere, non in antagonismo con gli istituti professionali di Stato, i migliori sistemi regionali di formazione professionale, sopravvissuti all'incuria delle politiche e non solo, minacciati da ulteriori tagli nell'indifferenza generale, come se questo patrimonio potesse essere sostituito da una burocratica estensione dell'azione degli istituti professionali di stato. Un esempio banale, ma emblematico della superficiale indifferenza, è il trattamento, ai fini del Patto di stabilità, dei diversi finanziamenti pubblici allo stesso sistema ordinamentale: i finanziamenti regionali sono subordinati al Patto, la spesa pubblica degli istituti professionali è libera da questo vincolo.

Non crediamo che la formazione professionale italiana sia vittima di un diabolico disegno ideologico. Temiamo di più gli effetti di una pigrizia e di una superficialità politica e intellettuale. E non chiediamo di proteggere una specie a rischio di estinzione. Si tratta piuttosto di dare valore a una risorsa per lo sviluppo, a beneficio dell'intero sistema dell'istruzione, dall'Iefp all'istruzione tecnica superiore (Its) e anche agli ordinamenti tecnici e liceali, e più direttamente degli istituti professionali  di Stato, compagni di strada  in quella che, per il momento, è la quasi avventura volontaristica dell'Iefp. Si tratta anche di dare seguito all'istituzione dell'Iefp, applicata solo in alcune Regioni, soprattutto del Nord, altrove malamente applicata o del tutto disattesa. 

Infine lo Stato non può mancare al dovere di finanziare il raggiungimento dell'obbligo scolastico nella formazione professionale, anche perché il 50% dei suoi iscritti sono fuggiti o sono stati espulsi dalla scuola, mentre nonostante tutto la formazione professionale costa meno degli istituti professionali. 



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