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SCUOLA/ Decreto Carrozza, senza apprendistato l'istruzione non riparte

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Al contempo in Italia esiste un sistema di istruzione e formazione professionale (Iefp), nato prevalentemente dal privato sociale, che ha dimostrato di saper svolgere bene il ruolo di connessione tra sistema educativo e mondo del lavoro (su questo tema non mi soffermo rimandando a due articoli pubblicati su queste pagine (lo scorso 22 agosto e il 13 ottobre 2013). Ma lo stesso sistema formativo, unitamente a quello delle agenzie per il lavoro, rappresenta oggi la via per far decollare l'apprendistato. 

Oggi l'apprendistato non decolla in Italia per una serie di motivi che vanno dall'eccessivo peso burocratico, che insiste sulle spalle delle imprese che assumono apprendisti, a un livello retributivo inadeguato per un contratto che voglia essere realmente a causa mista (formativo e lavorativo insieme), al mancato riconoscimento del ruolo delle agenzie formative e del lavoro.

È da notare che, pur in assenza della dovuta attenzione a livello istituzionale, esistono già esempi virtuosi che hanno intrapreso queste strade; nel mese di settembre 2013 Federlegno ha assunto nel suo contratto norme specifiche per l'apprendistato per la qualifica e il diploma professionale che prevedono l'applicazione di percentuali retributive che vanno dal 65% all'85% dell'importo che spetterebbe secondo le previsioni della contrattazione collettiva di riferimento dell'impresa. Analogamente, in Piemonte i sindacati confederali e le rappresentanze datoriali hanno firmato un accordo che prevede l'abbattimento della retribuzione dell'apprendista con percentuali che vanno dal 20% al 25% rispetto alla retribuzione contrattuale. In alcune Regioni (ad es. in Piemonte e in Lombardia) inoltre i centri per l'impiego hanno strutturato una filiera di servizi di politiche attive attraverso una stretta collaborazione con gli operatori privati accreditati.

È necessario ora che anche il governo assuma con più decisione la strada di rendere accessibili sia il canale della formazione professionale in diritto-dovere sia l'apprendistato nelle sue diverse forme. 

In entrambi i casi si può agire sia sul decreto scuola, sia sulla legge di stabilità.

Per quanto attiene all'apprendistato, pur con modalità differenti a seconda delle tipologia, occorre:

1. riconoscere l'irrinunciabile funzione educativa, sociale e di sviluppo occupazionale rappresentata dal contratto di apprendistato (con particolare riferimento alle forme finalizzate al conseguimento di titoli di studio);

2. stabilizzare e rendere certo il quadro normativo troppe volte corretto e riformato negli ultimi anni;

3. diminuire il carico burocratico a carico delle aziende;

4. allentare il vincolo all'impegno di assunzione al termine del periodo dell'apprendistato;

5. favorire un abbattimento dei costi per l'impresa che assume in apprendistato anche attraverso una riduzione ad hoc del cuneo fiscale tra lordo erogato e netto percepito;

6. integrare gli incentivi all'assunzione ed alla stabilizzazione già previsti dal quadro normativo con ulteriori misure atte a sostenere lo sviluppo di strutture e le competenze aziendali dedicate alla formazione. 



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