BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Caro Ministro, la prima "lezione" del Sud è la scuola reale

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Che implementano gli stage come modalità per formare "a costo pressoché zero" la forza lavoro? Forse è già tanto se le aziende riescono a resistere e a esistere. E non è un piangersi addosso, signora Ministro, la piccola e media impresa del Sud a carattere familiare ha bisogno di essere veramente sostenuta per prendersi "a bottega" un ragazzo….. figurati una classe! 3. Le famiglie della Campania da sempre gratificano la scuola pubblica di un grande merito: saper tenere i ragazzi a scuola, cioè in un posto sicuro, controllato, affidabile, rispetto a occasioni altre che il vissuto sociale stenta a garantire. È un grande successo. 4. I test nazionali e internazionali. Proprio Lei sottolineava nella giornata di presentazione dei risultati Invalsi di questo anno scolastico appena trascorso che una rilevazione fatta in un solo momento di tempo e con variabili molto ristrette non dà ragione del cammino formativo e dell'esito vero del percorso di apprendimento di un alunno. Soprattutto se non "si è copiato". Ebbene? Tutti ignoranti gli studenti e, di conseguenza, tutti ignoranti i docenti? 

L'equazione – mi insegna − è troppo elementare. Quante eccellenze – in percentuale − ci sono al Sud, rispetto alle eccellenze del Nord? Ricordo ancora una visita ispettiva a scuola di una collega vicino a Torre Annunziata dove i ragazzi avevano conseguito risultati  particolarmente eccellenti in matematica, oltre ogni probabile cheating: l'ispezione ha scoperto che proprio quei ragazzi avevano vinto le olimpiadi nazionali di matematica! 

E se dovessimo pensare a testare in modo nuovo? E se dovessimo immaginare di testare competenze diverse? Che non siano – per carità − quelle dell'inglese come lingua straniera per eccellenza, se ad insegnarla nella scuola di base ci mettiamo i docenti curriculari – magari di una certa età − che con un corso breve, brevissimo, rispetto ad un percorso universitario, imparano la didattica e forse anche la lingua. Magari sarebbe interessante testare le competenze di cittadinanza. Ma questo apre un nuovo scenario, certamente più complicato, su cui vale la pena riflettere. È il mercato a dettare le regole di quello che la scuola deve insegnare, oppure la scuola deve farsi carico del suo compito educativo prima ancora di analizzare quali competenze richiede l'industria piuttosto che la banca, per "salvare" l'economia? 

Per questo mi è piaciuta la Sua intervista al Mattino: il problema, prima ancora di cercare e trovare le risorse, è "fare" un progetto. Nel senso che dicevamo prima: pro-icere. Guardare oltre. Guardare avanti. E se invece di insegnanti ignoranti al Sud ci fossero migliaia di bravi insegnanti che hanno diligentemente e proficuamente seguito un corso di studi in lettere antiche e moderne, in matematica o in fisica, in scienze della formazione, in arte e design in cui non si è mai insegnato didattica? 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
17/10/2013 - come i gru van cantando lor lai (enrico maranzana)

“Prima ancora delle risorse occorre un progetto”: è proprio vero! Ma la domanda che nessuno si pone è: chi sono i responsabili della sterilizzazione della disposizione che identifica la sostanza dell’autonomia scolastica “nella PROGETTAZIONE e nella realizzazione di interventi di educazione, di istruzione e di formazione”? “Un percorso di studi universitari che nulla ha insegnato loro su come insegnare” anche questa frase è condivisibile ma il problema è molto, molto più profondo. La mission della scuola e quella universitaria sono divergenti [CFR. in rete “Formazione docenti, l’illogicità del decreto legge104/13”] da un lato un insegnamento parcellizzato che si sviluppa esclusivamente in ambito disciplinare mentre, sull’altro versante, i docenti sono chiamati a governare percorsi formativi, educativi, dell’istruzione: una mission impossible in ambiti in cui la cultura dell’organizzazione è assente.