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SCUOLA/ Caro Ministro, la prima "lezione" del Sud è la scuola reale

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Per questo ha ragione, Ministro. Prima ancora delle risorse, occorre un progetto. Ma uno serio. Un Percorso in cui vengano ridisegnati i piani di studio e implementata la possibilità di imparare la didattica dell'italiano piuttosto che quella delle scienze. In cui i nostri docenti si orientino, sin dall'università, verso lo studio con la metodologia del problem solving. Che facciano tirocinio attivo, insomma che incontrino la scuola intanto che si formano per lavorare "nella" scuola.

Altrimenti tutto è spostato sempre "dopo". E alla stessa scuola tocca "ri-formare" – senza risorse − quei docenti che hanno seguito un percorso di studi universitario che nulla ha insegnato loro su come insegnare. Credo che volesse dire anche questo quando ha affermato: "invito Marelli e tutti gli altri Rettori del Sud ad essere ambiziosi". Siamo con Lei.



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COMMENTI
17/10/2013 - come i gru van cantando lor lai (enrico maranzana)

“Prima ancora delle risorse occorre un progetto”: è proprio vero! Ma la domanda che nessuno si pone è: chi sono i responsabili della sterilizzazione della disposizione che identifica la sostanza dell’autonomia scolastica “nella PROGETTAZIONE e nella realizzazione di interventi di educazione, di istruzione e di formazione”? “Un percorso di studi universitari che nulla ha insegnato loro su come insegnare” anche questa frase è condivisibile ma il problema è molto, molto più profondo. La mission della scuola e quella universitaria sono divergenti [CFR. in rete “Formazione docenti, l’illogicità del decreto legge104/13”] da un lato un insegnamento parcellizzato che si sviluppa esclusivamente in ambito disciplinare mentre, sull’altro versante, i docenti sono chiamati a governare percorsi formativi, educativi, dell’istruzione: una mission impossible in ambiti in cui la cultura dell’organizzazione è assente.