BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Caro Ministro, la prima "lezione" del Sud è la scuola reale

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Caro Ministro, venga. Gliel'ho già detto in occasione dell' inizio dell'anno scolastico in Campania, quando ha incontrato i dirigenti scolastici. Le rinnovo l'invito. Venga. Scelga Lei quando e dove, troverà, ovunque decida di andare, una scuola operosa. Troverà classi e alunni al lavoro. Sarà - come ha detto quel giorno - occasione per incontrare "la scuola al lavoro". E mi piace quello che ha dichiarato al Mattino (14 ottobre 2013): "molti studenti del Mezzogiorno non sono messi in grado (nelle condizioni direi) di esprimere tutte le loro capacità". 

Ma procediamo con ordine altrimenti l'impressione, come al solito, potrebbe essere quella di una difesa senza dati, una preconcetta presa di posizione. Gli studenti del Sud, ai test di ingresso in medicina, conseguono risultati deludenti consentendo a molti studenti del Nord di frequentare gli atenei meridionali per il loro percorso di formazione. Conseguenza logica: "esiste un divario di preparazione degli studenti del Sud messo in luce dai test di medicina". Nessuna novità! Siamo abituati. Ai test Pisa-Ocse i nostri studenti finiscono agli ultimi posti. Ai test Invalsi - che dal punto di vista programmatico e di impostazione metodologica ai primi somigliano molto – uguale. 

Ma quest'anno è accaduto un fatto strano: La Campania ha un primato – dice l'Invalsi, mica io - zero cheating ovvero niente copia, nessuna mistificazione. E allora? Sarà che questi ragazzi sono proprio ignoranti? Sarà che i loro docenti… ancor più? Se i ragazzi non imparano o è perché hanno tutti qualche problema di apprendimento o sarà perché i docenti hanno… qualche problema di insegnamento! O forse tutt'e due. 

Per questo Le rinnovo l'invito. Perché Lei mi piace. Perché l'ho sentita a San Cipriano dire delle cose concrete e realissime: la nostra scuola non ha bisogno che io firmi una nuova riforma e i docenti hanno bisogno di essere ascoltati. E mi è piaciuto quello che detto nell'intervista: il problema non è solo cercare e trovare risorse: il problema è un progetto. Pro-icere: guardare avanti. Vedere oltre il limite dei dati puri e semplici, che possono dirci tutto e niente. O meglio: possono dirci quello che vogliamo ci dicano, se il punto di partenza è una idea preconcetta. E allora bisogna ripartire dalla scuola reale. 

Ecco alcuni "dati di contesto": 1. Strutture inadeguate: ci arrampichiamo su per le scale e i laboratori (anche quelli finanziati dai Pon) sono sottoscala, piccole stanze, porzioni di corridoio, aule tagliate a metà dai "piccoli adattamenti edilizi". 2. I nostri studenti hanno poco a che fare con la vita reale, quella oltre i banchi, quella delle ore sedute, quella fatta solo di libri e poca esperienza (ma dove sono le imprese al Sud che investono nella formazione dei giovani? 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
17/10/2013 - come i gru van cantando lor lai (enrico maranzana)

“Prima ancora delle risorse occorre un progetto”: è proprio vero! Ma la domanda che nessuno si pone è: chi sono i responsabili della sterilizzazione della disposizione che identifica la sostanza dell’autonomia scolastica “nella PROGETTAZIONE e nella realizzazione di interventi di educazione, di istruzione e di formazione”? “Un percorso di studi universitari che nulla ha insegnato loro su come insegnare” anche questa frase è condivisibile ma il problema è molto, molto più profondo. La mission della scuola e quella universitaria sono divergenti [CFR. in rete “Formazione docenti, l’illogicità del decreto legge104/13”] da un lato un insegnamento parcellizzato che si sviluppa esclusivamente in ambito disciplinare mentre, sull’altro versante, i docenti sono chiamati a governare percorsi formativi, educativi, dell’istruzione: una mission impossible in ambiti in cui la cultura dell’organizzazione è assente.