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SCUOLA/ Giovanni (V liceo): in una lezione sull'acciaio ho scoperto me stesso

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Luigi Nicolais (Infophoto)  Luigi Nicolais (Infophoto)

Tant'è che i polimeri artificiali da loro usati, il frutto della loro elaborazione, non sono che un tentativo di imitare la perfezione di alcuni prodotti della natura, come la celebre doppia elica del dna. In questa umile modalità di azione non può essere non notata un'evidente similitudine con l'opera di artisti, Gaudì in primis, i quali hanno fatto della natura la loro principale fonte. 

Questa ardita connessione, tra un uomo d'arte e un studioso rigoroso non è comunque qualcosa di utopico: è già realtà. "Questo lavoro [quello sulle nanotecnologie] nasce da un'équipe di studiosi di ambiti differenti: ognuno mette la sua parte. È importante, quindi, essere esperti in una materia, ma anche saper parlare con altri esperti. I nemici dell'innovazione sono l'incapacità di parlare e la chiusura nella propria disciplina", ci ha detto il professor Nicolais. Medicina, ingegneria, biologia, bioetica, fisica, chimica... necessitano di una reciproca collaborazione. 

Il vero studioso non è chi approfondisce solo un aspetto particolare della realtà. Chi davvero la vuole conoscere deve necessariamente mantenere uno sguardo sull'intero, deve essere pronto ad una collaborazione a 360 gradi. Dal particolare, così facendo, si arriva al generale. 

Parlando di me, studente di quinta dal futuro ancora ignoto, appassionato di molte materie e con diverse idee circa il futuro, questa affermazione è stata fondamentale. Io so dove voglio arrivare, cioè alla conoscenza della verità delle cose ed ora ho visto come ad essa si possa giungere tramite strade apparentemente contraddittorie, ma in ultima analisi complementari. 

Con questa certezza, attendo di comprendere la mia.

Giovanni Lucertini
5a scientifico liceo Malpighi, Bologna



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
20/10/2013 - Una bella lettera (Valentina Timillero)

... ma anche una buona scuola, evidentemente, se organizza occasioni come queste.

 
20/10/2013 - A Giovanni la scuola non faccia sapere... (Sergio Palazzi)

Giovanni, quanti spunti. Primo, su come insegnare, dato che mi muovo tra chimica applicata e scienza dei materiali, e che continuo a trovarle affascinanti. Come quando ho iniziato a studiare chimica tintòria al Setificio di Como quasi 40 anni fa, era già "chimica supramolecolare" anche se la parola non era ancora stata inventata. Ho sentito Nicolais al congresso di Didattica Chimica di Napoli pochi giorni prima: chiaro sia coinvolgente per un neofita, lo è per me ormai stagionato. Poi, la necessità che la chimica, in tutte le scuole, venga insegnata in modo non polveroso e sterile; con criteri moderni e non di cent'anni fa: in tutte, ma specie in quelle a indirizzo NON chimico, dove ci si può risparmiare la parte inevitabilmente più "greve". Non come se ad un corso di invito alla musica ti facessero fare soltanto il solfeggio. Infine, inevitabilmente, lo scandalo per cui proprio nei licei c.d. "scientifici" continua l'anacronismo gentiliano di tenere accorpate tutte le scienze "filateliche", per dirla con Rutherford (escluso fisica e matematica), per farle insegnare a qualcuno che il più delle volte nel suo percorso ha studiato meno chimica di quel che serve per passare dalla 3^ alla 4^ di un Istituto Tecnico. Non con l'auspicata cooperazione tra approcci specialistici, ma perpetuando una tuttologia che sconfina nella nientologia. Sarebbe la fortuna dei tanti Giovanni, che la scuola deruba del diritto a conoscere le scienze più vive, centrali e innovative. Scrivimi, se vuoi