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SCUOLA/ Giovanni (V liceo): in una lezione sull'acciaio ho scoperto me stesso

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Luigi Nicolais (Infophoto)  Luigi Nicolais (Infophoto)

Inizia la quinta liceo. I test d'ingresso all'università vengono anticipati ad aprile, le domande di amici e conoscenti incalzano, l'attesa di sapere dove si trascorreranno le proprie giornate nel giro di un anno non può essere elusa. Si prova a decidere secondo molti fattori: gli interessi, le capacità, le opportunità di lavoro… Tutto procede in maniera caotica e teorica. Ogni facoltà o impiego possibili vengo ridotti a stipendio e durata degli studi. Tutto rischia di essere sullo stesso piano. Ecco che, però, incontrare un uomo, incontrare un esperto, un uomo che quel lavoro lo fa, che davvero mette le mani in quella materia o in quello studio, è decisivo e fondamentale per prendere una direzione precisa, per ricordarsi che la scuola, più che un luogo isolato dal mondo, è un "trampolino di lancio" nella vita. 

Mercoledì 16 ottobre, al Liceo Malpighi di Bologna, a noi studenti di quarta e quinta scientifico è stata data la possibilità di dialogare col professor Luigi Nicolais, presidente nazionale del Cnr e studioso nel campo delle nanotecnologie. In una breve lezione, meno di un'ora, ha condensato anni intensi di ricerche sui nuovi materiali: argomenti difficili, che non possono sottostare ad alcuna semplificazione. La sua relazione è stata per questo molto tecnica: i termini sconosciuti erano ricorrenti, i passaggi poco chiari non mancavano. 

Questo, tuttavia, non ha potuto cancellare l'interesse nato in alcuni di noi. L'idea tecnica alla base di tutto il suo ambito di lavoro, idea che ormai ha numerose applicazioni pratiche, consiste nel  "progettare il materiale per un uso specifico": nel costruire, ad esempio, un componente più leggero dell'acciaio, ma non per questo meno resistente, perché sia funzionale alla produzione degli aerei. Si vuol plasmare il materiale, assemblarlo a livello molecolare in modo che abbia le caratteristiche richieste dalla sua successiva applicazione. 

Questa vera e propria rivoluzione muta il rapporto tra uomo e prodotto: è un grande passo di maturità quello di prendere in mano ciò che la natura dà ed esserne artefici. L'aspetto più interessante è stato notare che le idee per come modificare i materiali i modelli da cui questa scienza "prende ispirazione", provengono dalla natura. La composizione ossea, quella muscolare, un filamento di seta... Queste strutture, così perfette e semplici, sono emulate e utilizzate per i medesimi scopi anche se in ambiti totalmente differenti, come accade per il liquido contenuto nelle nostre ginocchia. C'è già tutto, occorre soltanto osservare. 

Sembra paradossale, ma proprio coloro che crediamo "manomettere" la natura in realtà da essa attingono instancabilmente. 



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COMMENTI
20/10/2013 - Una bella lettera (Valentina Timillero)

... ma anche una buona scuola, evidentemente, se organizza occasioni come queste.

 
20/10/2013 - A Giovanni la scuola non faccia sapere... (Sergio Palazzi)

Giovanni, quanti spunti. Primo, su come insegnare, dato che mi muovo tra chimica applicata e scienza dei materiali, e che continuo a trovarle affascinanti. Come quando ho iniziato a studiare chimica tintòria al Setificio di Como quasi 40 anni fa, era già "chimica supramolecolare" anche se la parola non era ancora stata inventata. Ho sentito Nicolais al congresso di Didattica Chimica di Napoli pochi giorni prima: chiaro sia coinvolgente per un neofita, lo è per me ormai stagionato. Poi, la necessità che la chimica, in tutte le scuole, venga insegnata in modo non polveroso e sterile; con criteri moderni e non di cent'anni fa: in tutte, ma specie in quelle a indirizzo NON chimico, dove ci si può risparmiare la parte inevitabilmente più "greve". Non come se ad un corso di invito alla musica ti facessero fare soltanto il solfeggio. Infine, inevitabilmente, lo scandalo per cui proprio nei licei c.d. "scientifici" continua l'anacronismo gentiliano di tenere accorpate tutte le scienze "filateliche", per dirla con Rutherford (escluso fisica e matematica), per farle insegnare a qualcuno che il più delle volte nel suo percorso ha studiato meno chimica di quel che serve per passare dalla 3^ alla 4^ di un Istituto Tecnico. Non con l'auspicata cooperazione tra approcci specialistici, ma perpetuando una tuttologia che sconfina nella nientologia. Sarebbe la fortuna dei tanti Giovanni, che la scuola deruba del diritto a conoscere le scienze più vive, centrali e innovative. Scrivimi, se vuoi