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SCUOLA/ Si possono insegnare le "domande" senza domandare?

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Raffaello, La scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)  Raffaello, La scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)

Possiamo dunque dire che per un'autentica filosofia è essenziale un io, non ridotto obbiettivisticamente, che domanda di fronte al reale e insieme una ripresa continua di consapevolezza circa l'originalità e l'universalità della domanda filosofica rispetto al pericolo dell'ovvietà e dell'unilateralità del pensiero.

A queste osservazioni si aggiunge quanto scrive Immanuel Kant nella Critica della ragion pura, circa le caratteristiche di un autentico filosofare. Egli afferma che le proprietà che un filosofo deve possedere sono "1) la cultura del talento e dell'abilità (Kultur des Talents und der Geschicklichkeit) […]; 2) destrezza (Fertigkeit) nell'uso di ogni mezzo per possibili fini. Le due cose devono essere unite; infatti, senza cognizioni (Kenntnisse) non si diventerà mai filosofo, ma, d'altro canto, non saranno mai le cognizioni da sole a fare un filosofo, se non vi si aggiunge una cognizione conforme a fini, la quale raccolga in unità tutte le conoscenze e abilità, e una visione perspicace dell'accordo di quelle con i fini supremi della ragione umana" (Kant, Critica della ragion pura, Laterza, Roma-Bari, p. 19).

Per Kant, le capacità del filosofo, ovvero la cultura del talento e dell'abilità e la destrezza nell'uso dei mezzi in vista di fini possibili, non si hanno spontaneamente ma si acquisiscono solo "con l'esercizio e usando autonomamente la ragione" (ibidem). Conclude Kant: "si può ben affermare che la saggezza (cosmica) senza la scienza (scolastica) non è che l'ombra di una perfezione che non raggiungeremo mai" (Ibidem, p. 20).

Cognizioni, destrezza teoretica, curiosità circa i fini della ragione. C'è un passo del prof. Luca Illetterati che chiarisce e sintetizza tutto quanto detto, ovvero il cuore del lavoro della Bottega di filosofia appena incominciata: "Quello che, soprattutto sul piano didattico, si tratta di riuscire a valorizzare del patrimonio che caratterizza il sapere filosofico è infatti la sua potenza interrogante e la sua capacità di articolare sempre e ulteriormente il problema con un rigore che è in grado di condurre verso risultati non predeterminati – come accade invece in altre forme del sapere che si fondano su pratiche dimostrative – senza per questo essere sterile" (a cura di L. Illetterati, Insegnare filosofia. Modelli di pensiero e pratiche didattiche, Utet, Introduzione, p. XXVI). 

Questo primo appuntamento della Bottega ha visto protagonisti tre appassionanti maestri all'opera, i quali hanno riaperto da diversi punti di vista la sfida delle domande che costituiscono il cuore dell'uomo e che sono state messe a tema in modo dirompente dalla modernità. Giorgio Israel, docente di storia della matematica, Università di Roma "La Sapienza", ha affrontato il tema della Matematica e della filosofia alle origini del pensiero moderno; Marco Lamanna, ricercatore della Scuola Normale Superiore di Pisa, si è addentrato nel Le origini (scolastiche) dell'ontologia moderna; infine Gian Paolo Terravecchia, docente liceale e cultore della materia presso l'Università di Padova, ha delineato l'alveo del digitale a scuola, mostrandone la grandezza e la miseria.

Tra insegnanti tesi a giudicare la loro esperienza, questi tre maestri hanno tenuto alto il livello della sfida che ci coinvolge tutti, oggi più che mai: che la domanda di vero e di bello che ogni giorno ci investe non trovi risposte preconfezionate e dottrinali, ma una strada precisa da percorrere insieme. Questa è la certezza che è emersa durante il Convegno di Diesse nella Bottega di filosofia, nel lavoro di docenti quanto mai decisi a sfidare un ambiente giovanile in cui è cambiata la percezione del valore dell'insegnamento di filosofia. 



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COMMENTI
20/10/2013 - Taglia ed incolla (Sergio Palazzi)

Bene, benissimo. Perché troppo spesso della filosofia vista a scuola ci si ricorda solo che Kant era puntuale e Schopenhauer maltrattava le vecchie. Ma se abbiamo davvero capito il ruolo delle scienze (intese come plurali frammenti di un'unica Scienza), prendiamo l'articolo, facciamo un "taglia filosofia - incolla chimica / matematica / fisica" e riportiamo a questo modo di intendere gli scopi primi di tutto quello che spacciamo (ci fanno spacciare) per materie-scolastiche-da-studiare-sui-libri. E che invece sono le tante vie che l'Uomo ha inventato per trovare domande e dare risposte. Poi, che quella che curiosamente chiamiamo "chimica fisica" abbia saputo dare almeno qualche risposta rara ma verosimilmente definitiva ad alcune essenziali domande della filosofia, non ci sembrerà tanto strano. E darà senso e bellezza all'esperienza vitale di quelle povere creature, che ci ascoltano annoiate dai banchi.