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SCUOLA/ Si possono insegnare le "domande" senza domandare?

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Raffaello, La scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)  Raffaello, La scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)

Una volta, dentro il clima postsessantottino, la filosofia dentro la scuola teneva alto il confronto ideologico. Oggi il registro è cambiato radicalmente. La filosofia si presenta con una veste ancor più interessante, ovvero come un'apertura che sarebbe stata inimmaginabile in quei bui anni, dove prendere in mano un filosofo era collocarlo in uno schieramento, con l'inevitabile riduzione che ne discendeva. Al Convegno di Diesse nel dialogo tra gli insegnanti di filosofia è emerso che il fascino di questo insegnamento sta nell'impatto che esso ha con le domande di cui vibra il cuore umano. Non una spiegazione di idee sulla vita, non un dibattito sulle opinioni dominanti, né la identificazione di una morale che debba sostituire la metafisica considerata morente da secoli, niente di tutto questo. Ma un impatto con l'umano nostro e dei nostri allievi, questo è ciò che rende interessante insegnare filosofia oggi. 

È per questa ragione che la Bottega di Filosofia si è concentrata sulla questione della modernità, una questione quanto mai attuale perché, andando a vedere da dove nasca il pensiero moderno, si è avuta una sorpresa quanto mai inaspettata. Dentro l'origine del pensiero moderno si è scoperto la questione dell'oggi, il bisogno di vivere e di vivere intensamente che caratterizza i giovani d'oggi e che per questo si avvicinano alla filosofia, per trovare uno spazio che metta a tema l'umano. La questione seria della filosofia è l'uso della ragione non come mero problema intellettuale né come disquisizione astratti sugli strumenti dovremmo avere per conoscere la verità ma da intendere come leale paragone con le esperienze quotidiane. In questo modo possiamo far l'emergere il bisogno di unità dell'io dei nostri allievi, che era lo stesso da cui si è mosso Cartesio o Galileo. 

Scoprire che Newton pensava lo spazio secondo l'idea di Dio come maqom [Suo Luogo] ereditata dalla mistica ebraica e che, per il cosidetto campione del razionlismo scientifico, la legge stessa di gravitazione universale implicava necessarimanete l'azione divina (scrive Newton in una lettera al dott. Bentley: "È inconcepibile che materia bruta inanimata, senza la mediazione di qualcos'altro che non sia materiale, operi e produca effetti su altra materia, senza che vi sia reciproco contatto; come dovrebbe fare se la gravitazione nel senso di Epicuro, fosse essenziale e inerente ad essa. Questa è una ragione per cui desideravo che non mi attribuiste l'idea di una gravità innata. Che la gravità debba essere innata, inerente ed essenziale alla materia, così come un corpo possa agire su un altro a distanza attraverso un vacuum, senza la mediazione di nessun'altra cosa, dalla quale e attraverso la quale la loro azione e la loro forza possano essere comunicate dall'uno all'altro, è per me un'assurdità così grande che credo una simile idea non possa venire a nessun uomo che abbia in campo filosofico una sufficiente facoltà di pensare. La gravità dev'essere prodotta da un agente che agisca costantemente secondo certe leggi; ma se questo agente sia materiale o immateriale, lo lascio giudicare ai miei lettori"); o scoprire che i filosofi-teologi riformati abbiano sentito il bisogno di rifarsi alla manualistica gesuita per superare il divieto luterano di fare metafisica inagurando così la moderna ontologia non è sterile nozionismo, ma godere della ricchezza immensa della verità, vista la quale nessun ragazzo leale con se stesso si tirerebbe indietro.



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COMMENTI
20/10/2013 - Taglia ed incolla (Sergio Palazzi)

Bene, benissimo. Perché troppo spesso della filosofia vista a scuola ci si ricorda solo che Kant era puntuale e Schopenhauer maltrattava le vecchie. Ma se abbiamo davvero capito il ruolo delle scienze (intese come plurali frammenti di un'unica Scienza), prendiamo l'articolo, facciamo un "taglia filosofia - incolla chimica / matematica / fisica" e riportiamo a questo modo di intendere gli scopi primi di tutto quello che spacciamo (ci fanno spacciare) per materie-scolastiche-da-studiare-sui-libri. E che invece sono le tante vie che l'Uomo ha inventato per trovare domande e dare risposte. Poi, che quella che curiosamente chiamiamo "chimica fisica" abbia saputo dare almeno qualche risposta rara ma verosimilmente definitiva ad alcune essenziali domande della filosofia, non ci sembrerà tanto strano. E darà senso e bellezza all'esperienza vitale di quelle povere creature, che ci ascoltano annoiate dai banchi.