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SCUOLA/ Si possono insegnare le "domande" senza domandare?

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Raffaello, La scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)  Raffaello, La scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)

La domanda è allora come tenere vivo questo bisogno, come portarlo diritto al suo scopo e non perderlo negli anfratti dei dualismi che invece hanno segnato il pensiero moderno. Si tratta di una domanda incalzante, di un uso della ragione che coincida con il vivere intensamente la realtà, di tenere unite le due direzioni solo apparentemente opposte, quella dell'andare a fondo dei contenuti specifici della disciplina e quella dello scoprire di più se stessi a partire dalla propria domanda di senso. Questo è il compito di un insegnamento serio della filosofia, tanto che è affascinante scoprire che mentre si analizzano i dualismi del cartesianesimo o la fisica newtoniana o le origini dell'ontologia moderna si arriva a snidare il bisogno di unità che Cartesio, Newton e i calvinisti riformati portavano dentro il cuore. 

È la capacità di stare dentro questi paradossi che rende l'insegnamento della filosofia una avventura sul filo del rasoio della felicità, la capacità di andare sempre a cogliere le pieghe di verità che ogni cosa porta, anche la più lontana. Ce lo insegna Papa Francesco nel suo dialogo con Scalfari, nel suo tendere verso le più lontane periferie, ce lo insegna lui con la sua certezza che tutto è per gustarsi il vivere. Insegnare filosofia ha questa pretesa, di toccare il gusto della vita, di metterlo in gioco in ogni confronto umano. Studiare la modernità allora non è analizzarne i dualismi come fossero meri giochi logici o linguistici, ma riprendere quel bisogno di unità da cui è nato un pensiero che ha voluto sfidare il fluttuare di ciò che sta oltre. 

Bisogna trovare la strada! E la freschezza della domanda dei giovani è la guida che libera le energie a tentare l'ideale della vita, ad abbracciarlo. In questa direzione, proprio per imparare dai giovani, è interessante che dalla Bottega di Filosofia sia nato il Concorso nazionale Romanae Disputationes, una possibilità di costruire con i giovani percorsi dove la ragione sia messa a prova della realtà.

Il tema del concorso ovviamente non è casuale, ma punta dritto al cuore di ciascuno: "Sapere aude! Natura e possibilità della ragione umana". Il prossimo 7 novembre più di mille studenti di circa 40 scuole di tutta Italia parteciperanno alla lezione introduttiva tenuta dal prof. Costantino Esposito, per poi ritrovarsi il 18-19 marzo a Roma, per una due giorni di lezioni accademiche con i prof. Enrico Berti e Mario De Caro, seminari, visite guidate, eventi filosofico-musicali e naturalmente la premiazione.

"Sapere aude!", con tutta l'ampiezza della ragione umana, è il modo migliore per affrontare l'avventura della scuola, ogni giorno.



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COMMENTI
20/10/2013 - Taglia ed incolla (Sergio Palazzi)

Bene, benissimo. Perché troppo spesso della filosofia vista a scuola ci si ricorda solo che Kant era puntuale e Schopenhauer maltrattava le vecchie. Ma se abbiamo davvero capito il ruolo delle scienze (intese come plurali frammenti di un'unica Scienza), prendiamo l'articolo, facciamo un "taglia filosofia - incolla chimica / matematica / fisica" e riportiamo a questo modo di intendere gli scopi primi di tutto quello che spacciamo (ci fanno spacciare) per materie-scolastiche-da-studiare-sui-libri. E che invece sono le tante vie che l'Uomo ha inventato per trovare domande e dare risposte. Poi, che quella che curiosamente chiamiamo "chimica fisica" abbia saputo dare almeno qualche risposta rara ma verosimilmente definitiva ad alcune essenziali domande della filosofia, non ci sembrerà tanto strano. E darà senso e bellezza all'esperienza vitale di quelle povere creature, che ci ascoltano annoiate dai banchi.