BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Alfieri (Fidae): il decreto Carrozza fa torto alla scuola pubblica

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

4. Tutto ciò è suggellato dall'art. 118 della Costituzione italiana, che ben specifica il principio della sussidiarietà, e dall'art. 3 della stessa Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Ancor meglio l'art. 33 della Costituzione dice chiaramente al comma 3: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". Una lettura pregiudizievole, e soprattutto gravemente lesiva della famiglia e dei reali compiti di uno Stato di diritto, forza l'inciso di un comma che di diritto e di fatto va letto come parte di un articolo ben più ampio e complesso e assieme a quanto abbiamo sopra specificato.

Bene affermavano i nostri Costituenti nel leggere quel "senza oneri per lo Stato" che se lo Stato non ha l'obbligo ancor meno ha il divieto di intervenire in tal senso. Anche una lettura miope e restrittiva del testo che ci induca ad intendere l'inciso "senza oneri per lo Stato" come un non intervento da parte dello Stato, non può prescindere da un necessario collegamento a) al verbo che lo regge e cioè istituire – come peraltro di fatto già è (lo Stato mai è intervenuto nei costi di istituzione di scuole private anche se riconosciute dallo stesso paritarie) b) all'unico e reale diritto riconosciuto dalla Costituzione (che si limita semplicemente a prendere atto dello status de facto) e che è il solo a dover essere garantito: la libertà di scelta educativa che spetta alla famiglia.

Abbiamo, così, guardato a questo decreto come alla possibilità di rompere un meccanismo che negli anni ha alimentato pregiudizi, luoghi comuni (scuola paritaria alias scuola privata alias diplomifici; scuola privata alias scuola per i ricchi; allievi di serie A e di serie B; docenti alias ammortizzatori sociali), inutili e dannose conflittualità; politiche di spreco; slogan e ricette da talk show che in realtà fiaccano la famiglia italiana nella sua dignità ritenendola incapace di esercitare il proprio diritto di scelta educativa alias responsabilità educativa. Perfino il Parlamento di Strasburgo, con due risoluzioni − una del 1984 e l'altra del 2012  − ha richiamato gli Stati membri perché non pratichino alcuna discriminazione e rendano reale l'esercizio del diritto alla libertà di scelta educativa che è in capo alla famiglia.

Per questo il decreto scuola che avrebbe potuto colmare un gap, che vede solo l'Italia quale unica eccezione in Europa ad escludere ancora la famiglia e a tradire la libertà di scelta, ha il sapore amaro di un'occasione persa.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >