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SCUOLA/ Tinagli: l'allarme di Visco? La pubblica amministrazione ci ha penalizzati

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Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)  Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)

Si tratta indubbiamente di un limite e ad alimentarlo non è stata innanzitutto una predisposizione innata degli italiani, ma un sistema economico-istituzionale che incoraggiava determinate scelte. Per molti anni le opportunità lavorative più attraenti riguardavano la pubblica amministrazione. Ciò compensava una situazione tale per cui il sistema delle imprese non assorbiva tanti lavoratori con alte competenze tecnico-scientifiche come negli altri Paesi. Questo fatto ha influenzato le scelte degli italiani canalizzandole verso determinati tipi di facoltà anziché altre. Valorizzare questo patrimonio di competenze umanistiche è possibile soltanto se, come avviene nella Silicon Valley, vi si iniettano delle competenze aggiuntive.

 

Il sistema Italia sarà in grado di riprendersi o è destinato al declino?

Mi piace pensare che l’Italia non sia inevitabilmente condannata al declino. Il vero problema è se davvero siamo pronti e vogliamo imprimere un cambiamento radicale a questo Paese. Pensando alla scuola, sono anni che si parla della necessità di un miglioramento qualitativo, attraverso l’introduzione di merito e valutazione. Ogni volta però che si tenta di muovere un passo in questa direzione succede il finimondo. Diventa cioè estremamente difficile sviluppare qualsiasi iniziativa e ciò che ne viene fuori spesso sono dei provvedimenti insufficienti, inefficaci, pasticciati, che non portano i risultati sperati. E’inutile invocare grandi riforme quando poi non siamo pronti ad affrontarle fino in fondo.

 

(Pietro Vernizzi)



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